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Polidori resta ai domiciliari

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Jacopo Polidori, presidente di Casapound Cimini

Jacopo Polidori, presidente di Casapound Cimini

Vallerano - La manifestazione di Casapound contro la violenza

Vallerano – La manifestazione di Casapound contro la violenza

Vignanello – Jacopo Polidori resta ai domiciliari, dopo che il Riesame ha respinto le richieste della difesa.

Sul responsabile di Casapound Cimini – arrestato perché ritenuto il “leader dell’azione punitiva” ai danni del 24enne di Vallerano Paolo – il tribunale della libertà di Roma ha sciolto la riserva dopo quasi un mese. L’udienza in cui il suo difensore, l’avvocato Domenico Gorziglia, ha impugnato l’ordinanza che tiene Polidori recluso in casa dal 15 marzo scorso, risale al 29 marzo.

Il militante di Casapound resta ai domiciliari. Per lui nemmeno la possibilità di recarsi al lavoro, dopo che il gip di Viterbo Savina Poli ha respinto la richiesta avanzata al termine dell’interrogatorio di garanzia del 17 marzo.

Il leader di Casapound Cimini è stato arrestato dopo il pestaggio della notte tra l’11 e 12 febbraio nei pressi di un parco di Vignanello, a due passi da una pizzeria in cui Paolo aveva cenato con un paio di amici. Uscito dal locale, uno del ‘branco’ – una quindicina di militanti, tra cui molti minorenni –  lo avrebbe “strattonato alle spalle e con tono di sfida gli ha chiesto di fermarsi”. Il 24enne “per la paura scappa, ma viene raggiunto da due, tre persone che lo colpiscono con calci e pugni”. Sarebbe stato un militante minorenne a tirargli il primo cazzotto sul naso, facendogli diventare il volto una maschera di sangue. Poi i “quattro, cinque colpi di cinta sulla schiena sferrati da Polidori”, che non si sarebbe “fermato nemmeno difronte alle suppliche” della vittima.

La ‘colpa’ di Paolo? Aver condiviso su Facebook una frase goliardica che fa la parodia ai tipici manifesti neofascisti.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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