Bagnoregio – “Ponte di accesso a Civita fragile”, Bigiotti annuncia querele. Il sindaco di Bagnoregio Francesco Bigiotti su tutte le furie dopo un servizio su Civita andato in onda stamattina su “Storie vere” la trasmissione in onda alle 10 su Rai1.
Nella puntata si parla dei borghi d’Italia. Civita è protagonista della prima parte. In studio intervengono, tra gli altri, Costantino D’Orazio, presentato dalla conduttrice Eleonora Daniele come critico d’arte e giornalista, e il vicepresidente del Fai Marco Magnifico. Sono proprio le loro dichiarazioni sulla fragilità del ponte di accesso a Civita e del borgo stesso che fanno infuriare Bigiotti. E il sindaco scrive su Facebook.
“E’ appena andato in onda su Rai 1 un servizio su Civita – si legge nel post di Bigiotti -. Il vicepresidente del Fai e un certo Costantino D’Orazio, sedicente critico d’arte, hanno sparato una “cazzata” dietro all’altra, procurando assurdi e infondati allarmismi, arrivando addirittura a mettere in discussione la solidità e la sicurezza del ponte d’accesso.
Voglio rassicurare che a Civita tutto è assolutamente in sicurezza e che domani provvederemo a formalizzare la querela nei confronti dei responsabili di questo grave danno all’immagine e li chiameremo a rispondere in sede civile per milioni di euro di danni”.
Nella puntata, dopo una breve introduzione, direttamente da Civita, in cui si illustra la realtà del piccolo borgo, interviene Costantino d’Orazio per rispondere alla domanda della conduttrice che chiede se ci sia o meno un’emergenza. “Più che emergenza – risponde D’Orazio -, c’è un paradosso, perché prima di tutto andare a Civita di Bagnoregio è come andare a camminare sulle sabbie mobili. E’ veramente un posto che probabilmente sarebbe meglio chiudere. Naturalmente, poi, quando si chiude, non si riapre più quindi è meglio che si possa andare, ma effettivamente è una situazione di emergenza”.
“Cosa si rischia?”, chiede ancora la presentatrice e D’Orazio risponde: “Se si va sulle strade laterali, c’è uno smottamento in atto. Anche lo stesso ponte, che è un ponte in cemento, che è stato fatto nel ‘900, perché quello storico era pericolante, è stato fatto in un modo irregolare e, in questo momento, è più fragile del paese.
Ma l’assurdità è che la petizione, che di solito, la fanno i cittadini che chiedono alle istituzioni di conservare un luogo storico, in questo caso, l’hanno fatta la Regione e il Comune nei confronti dell’Unesco.
Cioè Regione e Comune hanno di fatto dichiarato che non hanno gli strumenti, solo loro, per conservare questo luogo e si rivolgono a un ente ancora più alto perché possa proteggerlo. E’ questo il problema, le istituzioni italiane pubbliche non ce la fanno ad arrivare dappertutto.
Fanno già tantissimo, ma ci sono dei luoghi, come questo, meraviglioso, che effettivamente ha bisogno di interventi diversi”.
Insiste ancora la conduttrice chiedendo se ci sia un pericolo per un visitatore o in generale per per la sicurezza, D’Orazio continua: “Ci troviamo nel Nord del Lazio, non lontano dall’Umbria e dall’Abruzzo. Sicuramente questo luogo è molto più a rischio e molto più fragile dei paesi che sono crollati a causa del terremoto. Basterebbe una scossa anche più piccola di quelle che ci sono state per buttarlo giù. E’ un paese a rischio. Non c’è dubbio”.
Daniele precisa comunque: “Senza fare allarmismi. La situazione è sotto controllo ma siccome siamo anche in una situazione di emergenza c’è bisogno di un intervento immediato”.
Quindi il vicepresidente Fai Marco Magnifico: “A un certo punto – dice Magnifico -, la storia ci insegna che ci sono delle situazioni come quella di Civita per cui, inevitabilmente, se la montagna va giù, la montagna va giù. Ci sono poi dei paesi, altrettanto belli come questo che stanno morendo e non perché sono su una montagna che frana.
Sono tanti i motivi per cui i centri storici muoiono. Questo – riferendosi a Civita – è paradossale. Però bisogna che la collettività si faccia forte del fatto che, siccome appartengono a noi, non si deve aspettare sempre l’intervento dell’Unesco che, sicuramente darà una mano, ma serve capire che la soluzione deve venire dagli italiani. Se la montagna si consolida bene, sennò diventerà rovina”.








