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Processo all’infermiere, sfilano i primi testi dell’accusa

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Franco Pacifici, procuratore capo facente funzioni

Il sostituto procuratore Franco Pacifici

 

L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis

 

L'avvocato Maria Antonietta Russo

L’avvocato Maria Antonietta Russo

Viterbo – Entra nel vivo il processo all’infermiere accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere in concorso con la madre della bimba settimina gettata in un cassonetto del Salamaro il 2 maggio 2013. In aula farmacisti, dottori, la titolare di un night e la convivente della presunta madre assassina. 

A distanza di quattro anni, saranno sentiti oggi i primi testimoni dell’accusa, citati dal sostituto procuratore Franco Pacifici che ha giù ottenuto una sentenza di condanna a 10 anni  in primo grado per  la madre, con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato. Sentenza contro la quale i difensori Maria Antonietta Russo e Samuele De Santis hanno presentato ricorso in appello

Sarà processato invece davanti alla corte d’assise Graziano Rappuoli, l’infermiere 56enne di Tuscania, in forza a Belcolle, accusato anche di esercizio abusivo della professione medica, per avere procurato alla madre della bimba – la ballerina romena 27 enne Elisaveta Alina Ambrus – la ricetta falsa per il Cytotec, il farmaco che, inducendo le contrazioni, viene usato anche per procurare aborti clandestini.

Per questo sul banco dei testimoni sono previste oggi anche due dipendenti della farmacia del centro presso la quale la Ambrus si è procurata il medicinale nonché il medico della Asl cui sarebbero stati sottratti la ricetta e il timbro usati per la falsa prescrizione.

Salvo novità sarà sentita anche la connazionale con cui la Ambrus condivideva l’appartamento affittato tra il Sacrario e San Faustino in cui è avvenuto il presunto parto indotto col Cytotec per procurarsi un aborto in avanzato stato di gravidanza.

Dovrebbe contribuire inoltre a fare luce sulla dinamica della vicenda la titolare del night club in cui sia la 27enne romena che la compagna facevano le ballerine. La madre, nonostante l’avanzato stato di gravidanza, la sera prima del parto finito con la morte della piccina che aveva in grembo, avrebbe lavorato  regolarmente, per poi mettere in atto la sua decisione.

Un’azione premeditata, secondo l’accusa, con la complicità dell’infermiere. 

Silvana Cortignani


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