Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Nessun dorma” non è la romanza della Turandot di Puccini, ma il grido di chi dentro e, soprattutto, fuori di certi localetti del centro, dichiara che il possesso del silenzio è loro e quindi nessuno deve dormire, ma subire schiamazzi, volgarità, grida, senza imposizioni alla educazione ed al rispetto degli altri.
La speranza più grande di chi abita in centro, vicino a certi ben identificabili localetti, dove si beve, e dopo la loro chiusura, si fa baldoria in strada fino alle prime ore dell’alba, è il silenzio.
E’ il presupposto che favorisce un salutare riposo ed una buona dormita dopo una giornata di lavoro, prima di riprendere le attività il giorno dopo.
Si riposa un po’ solo il giorno settimanale di chiusura. Le famiglie che abitano nei pressi dei nominati localetti sono composte da anziani, da persone che vanno a lavorare di buon mattino, mamme che devono accudire la casa, ragazzi che vanno a scuola e, quindi, non possono essere tormentati fino alle due, alle tre di notte con urla, chiacchiere ad alta voce, risate, e ben altro, sostando fuori dei locali dopo la loro chiusura.
La musica è un altro strumento di tortura. Udibile da qualsiasi angolo poiché, probabilmente, gli impianti di insonorizzazione sono insufficienti ed i toni tenuti ad alto volume.
Non si condanna un ritrovarsi con gli amici a bere, a incontrarsi, a godere di ciò che può offrire il locale preferito, ma i latini dicevano “est modus in rebus”, perché c’è un modo appropriato per fare bene ogni cosa.
Avendo io vissuto all’estero per molti anni, anche in città importanti e grandi, e in zone centrali, nonostante i pub e altri locali fossero ben frequentati, dopo l’ora di chiusura tutto tornava tranquillo.
Ai proprietari di questi localetti una calda esortazione se riescono a coglierne il senso: espandetevi, create brand e locali fuori del centro con parcheggi, garantendo occasioni d’incontro ed ogni altro benessere di passatempo.
Il lavoro, il commercio, la circolazione di moneta è ottima cosa per tutti, ma questo trarre profitto non può e non deve avvenire a discapito e a danno di una collettività che ha diritto al massimo rispetto.
Certamente l’invito perché certe situazioni contrarie alla legge e al convivere civile va rivolto anche a chi risponde del benessere e del rispetto di quanto previsto per il disturbo delle quiete pubblica. La speranza è l’ultima a morire.
Speriamo che non la facciano morire.
Valentina Forieri
