Viterbo – Quel camper gli sarebbe servito per andare a trovare il figlio disabile che vive in un istituto fuori provincia. Ma a un militare in pensione non solo il caravan mansardato modello Rimor non è mai arrivato, ma ha anche subito una truffa.
E’ marzo scorso quando l’uomo, 62 anni, trova su un sito web l’annuncio di un camper in vendita. A venderlo è un privato cittadino del nord Italia, che chiede 29mila euro. Inizia la trattativa e in breve tempo – tra telefonate e mail – viene concordato il prezzo d’acquisto: 25mila euro. L’affare è fatto. A tal punto che di lì a breve i due si danno appuntamento per formalizzare la compravendita, sottoscrivere il passaggio di proprietà del camper, consegnare e prendere l’assegno circolare con la cifra pattuita. Qualche giorno prima dell’incontro il venditore chiede però al pensionato la trasmissione via mail di una copia della carta d’identità e dell’assegno col suo nome. Il motivo? “Iniziare a sbrigare le pratiche di intestazione del mezzo”, spiega il venditore.
Arriva il giorno dell’appuntamento. Passano i minuti ma nessuno si presenta, e il venditore è irreperibile. Non risponde né al telefono né alle mail. Il pensionato, accompagnato dalla figlia, cointestataria del conto, va così in banca, nella stessa filiale viterbese che qualche giorno prima aveva emesso l’assegno circolare da 25mila euro. L’obiettivo è riversare nuovamente il titolo. La somma viene accreditata, ma solo per qualche ora. Nel pomeriggio l’istituto di credito comunica al pensionato che l’assegno era già stato negoziato e incassato da un’altra banca, di Milano. I 25mila euro non sono più disponibili. “La filiale milanese – si legge in una lettera dell’ufficio reclami viterbese – in qualità di negoziatrice ha verificato la materialità dell’assegno e identificato chi lo ha presentato all’incasso”.
Il 62enne è uno dei tanti pensionati (e non solo) vittima di truffa. Il 28 marzo scorso ha così denunciato, insieme alla figlia, il presunto venditore, sia alla Guardia di finanza che in procura. “Siamo stati truffati – hanno scritto nella querela -. Chiediamo che si proceda nei confronti del venditore nonché di qualsiasi altro soggetto dovesse essere ritenuto responsabile della truffa, perché con artifizi e raggiri e inducendoci in errore ha fatto sì che dal nostro conto corrente venissero prelevati 25mila euro”.
Le due vittime hanno inoltre intrapreso un’azione civile nei confronti delle due banche. “I miei assistiti – dice l’avvocato Roberto Rossi, che li rappresenta – hanno diritto all’accredito dell’importo. Non c’è dubbio che l’assegno emesso dall’istituto di Viterbo sia sempre rimasto nella loro disponibilità materiale. Hanno sempre conservato il possesso del titolo originale e, ‘naufragata’ la compravendita, si sono recati in banca per depositarlo. Il pagamento dell’assegno falsificato a favore di chi ha esibito il titolo invalido ottenendo l’illegittimo pagamento, probabilmente anche a seguito di un accordo con il personale dell’istituto negoziatore, non riguarda i miei assistiti. Sono stati truffati dal presunto venditore e dalle due banche che, a fronte della cospicua somma, con grave responsabilità non hanno neppure svolto i reciproci e ‘normali’ accertamenti prima di procedere al cambio e al pagamento dell’assegno”.

