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“Un risultato straordinario, il Pd non corre pericoli nella Tuscia”

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Luisa Ciambella

Luisa Ciambella

Torino - Ciambella e Soldatelli al Lingotto

Torino – Ciambella e Soldatelli al Lingotto

Viterbo – Un successo straordinario per la mozione Renzi nella Tuscia e in particolare a Viterbo, nonostante con Orlando si sia schierata gran parte dei pezzi da novanta del Pd. Luisa Ciambella, vice sindaco di Viterbo e nel coordinamento regionale della mozione è soddisfatta per l’esito del voto. A cominciare dal capoluogo,. Non a caso, essendo la “roccaforte” dei Popolari.

Il voto nei circoli Pd si è chiuso, come valuta la prima fase congressuale?
“Per la mozione Renzi nella nostra provincia ha dello straordinario – dice Ciambella – intanto per l’affluenza. Siamo la provincia in cui si è votato di più, arrivando quasi a sfiorare il 78%, a dimostrazione che i nostri iscritti non sono solo autentici, ma anche veri militanti, cui piace partecipare e decidere solidali con il proprio gruppo dirigente. La straordinaria affluenza rende ancora più significativo e forte il dato delle varie mozioni, se si pensa all’elevato numero di partecipanti, superiore a tutte le altre provincie del Lazio. Per questo mi sento di ringraziare tutti i volontari, gli iscritti Pd, veri militanti”.

Andando ai numeri: l’esito di Viterbo per Renzi era atteso?
“Abbiamo sfiorato il 75%. Oltre la più rosea aspettativa, vista la presenza massiccia e il radicamento dello schieramento in campo. Basti immaginare che il risultato nel capoluogo alza di sei punti percentuali quello della provincia, che arriva così al 64,07%. Altrimenti nella Tuscia si sarebbe fermato al 58,23 %. Ma sarebbe non corretto, non riconoscere il grande lavoro sul territorio che ha portato a un risultato, frutto del nostro impegno e dei tanti che si sono adoperati”.

Parlava di ampia partecipazione degli iscritti, come se la spiega?
“È la dimostrazione del grande radicamento del gruppo dirigente che ha sostenuto la mozione, in aggiunta alla loro riconoscibilità da parte degli elettori Pd. Nella competizione congressuale degli iscritti, il gruppo dirigente locale ha una valenza molto importante”.

Dopo i circoli, ci sono gli elettori da portare ai seggi il 30 aprile. Come saranno le primarie nella Tuscia?
Per le primarie di popolo del 30 aprile tutti siamo importanti, ma la differenza la faranno i candidati, in modo particolare il nostro, Matteo Renzi”.

A Viterbo è parecchio affollato il fronte pro Renzi. I renziani della prima ora, Giovani Turchi e i Popolari. Com’è la convivenza?
“Positiva. Ci siamo concentrati sulla ricerca del voto. Venerdì è stato ufficializzato il coordinamento, siamo in costante comunicazione. C’è un clima di collaborazione”.

Con Orlando si sono schierati parlamentari, consiglieri regionali, il presidente della regione Zingaretti. Come valuta il risultato conseguito?
“Lo schieramento delle figure istituzionali in campo era chiaramente a favore della mozione Orlando. Pezzi da novanta sono scesi in campo con tutta la loro forza, aiutati anche dall’effetto trascinamento che ci si aspettava da parte del governatore della regione. Ma leggendo i risultati comune per comune, si vede anche all’interno della mozione Orlando come da noi, che i risultati sono stati diversi, frutto di diversa rappresentatività. Ma quello che conta è guardare avanti e tenere presente ciò che premia: il noi, il gioco di squadra e la prospettiva futura, certamente diversa tra il Pd di Renzi e quello di Orlando”.

Lei era presente al Lingotto. Crede davvero che dall’incontro ne sia uscita un’idea più aperta e meno “leaderista” del partito, o è solo un dover fare di necessità virtù?
“Matteo Renzi è maturato e non dal Lingotto. È un grande leader, cresciuto e il noi, fare gruppo, fare squadra è qualcosa che gli appartiene”.

Tutti si affannano a dire che questo non è un congresso provinciale. Ma è davvero così o dall’esito potranno esserci ripercussioni sugli equilibri locali o al comune di Viterbo?
“Se tutti gli appelli all’unità e alla maturità sono reali, non ci saranno ripercussioni a livello locale e nell’amministrazione. Se tutto va nella direzione in cui sta andando, non vedo perché dovrebbero essercene. I congressi li facciamo per capire la rappresentatività delle varie anime. Ci si misura, chi vince detta la linea e gli altri partecipano. Altrimenti succede come con D’Alema. Se qualcosa non gli va bene cambia partito e si costruisce un’altra casa”.

Giuseppe Ferlicca


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