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“Uniti in Cristo”

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Pasqua - Viterbo – La processione del Cristo morto - La rappresentazione della crocifissione

Pasqua – Viterbo – La processione del Cristo morto – La rappresentazione della crocifissione

Pasqua - Viterbo – La processione del Cristo morto - L'abbraccio tra il vescovo e padre Vasile, sacerdote della parrocchia ortodossa romena

Pasqua – Viterbo – La processione del Cristo morto – L’abbraccio tra il vescovo e padre Vasile, sacerdote della parrocchia ortodossa romena

Pasqua - Viterbo – La processione del Cristo morto - La rappresentazione della crocifissione

Pasqua – Viterbo – La processione del Cristo morto – La rappresentazione della crocifissione

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Pasqua - Viterbo – La processione del Cristo morto

Pasqua – Viterbo – La processione del Cristo morto

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Pasqua – Viterbo – La processione del Cristo morto

Pasqua - Viterbo – La processione del Cristo morto

Pasqua – Viterbo – La processione del Cristo morto

Pasqua - Viterbo – La processione del Cristo morto - La rappresentazione della crocifissione

Pasqua – Viterbo – La processione del Cristo morto – La rappresentazione della crocifissione

Viterbo – Silenzio. Compostezza. Alla luce delle fiaccole, al suono della marcia funebre, i credenti sfilano in preghiera, preceduti dalle confraternite nei loro costumi tradizionali, per seguire l’urna col Cristo morto e il simulacro dell’Addolorata. Escono dalla chiesa di santa Maria nuova, e iniziano il cammino che si conclude con la crocifissione e la funzione dell’agonia. In piazza san Lorenzo, ai piedi di palazzo dei Papi.


Multimedia: La processione del Cristo mortoslide – video


E’ il giorno della Passione. Della devozione che scende in strada per rappresentare il percorso doloroso di Cristo sul Golgota. Espressione di spiritualità che lega al passato. Momento di espiazione e riconciliazione, ma anche grande e suggestivo spettacolo in grado di catturare l’attenzione di un pubblico laico senza differenza di età.

Il rosso trionfa al Duomo. E’ la rappresentazione della sofferenza, del sangue e del dolore. Tra due ali di folla la lettura del Vangelo, della Passione di Cristo. Il buio, lo squillo delle chiarine. L’arresto, il processo. La condanna a morte. Il rimbombo dei tamburi e il passo, calzante, dei soldati che scortano Gesù, fino al luogo del supplizio.

Cristo viene issato sulla folla, crocifisso tra due ladroni. “Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno”. Il suo grido rompe il silenzio. E’ nudo e solo su quella croce. Piange, coperto di un solo panno. Lo scherno dei soldati: “Se sei il Messia, salvati”. Ai suoi piedi Maria e Giovanni, dilaniati dal dolore. Poi il fianco trafitto da una lancia. “Tutto è compiuto”. Gesù muore. Il capo cade penzoloni sul corpo. Tuoni e fulmini squarciano il silenzio.

Esanime, viene adagiato su un baldacchino: si celebra il funerale di Cristo. Dietro c’è Maria, vestita di nero e addolorata. Piange e si dispera. Abbraccia il corpo del figlio sulle note di Espada di Kiko Arguello, una composizione ispirata alla profezia di Simeone: “Anche a te una spada trafiggerà l’anima”.

Costumi ricercati, luci avvolgenti, musiche emozionanti. A piazza san Lorenzo una rappresentazione toccante e dalla grande carica drammatica. Struggente, commovente, emozionante. “E’ bello ritrovarci – dice il vescovo di Viterbo, Lino Fumagalli – E’ bello ritrovarci per far nostro l’esempio che Gesù ci ha lasciato. Cristo ha sofferto ed è morto per noi. E’ stato redenzione e salvezza, per tutti. Ci ha dati un esempio di vita. Ci ha insegnato che se vogliamo vivere in pienezza dobbiamo donarci, all’altro. Gli obiettivi non devono essere i nostri tornaconto o ciò che ci piace. Ma il bene degli altri, una vita donata agli altri. Se questo criterio, che trova in Cristo un esempio palpabile, diventasse di tutte le nazione, non avremmo né guerre né contrasti, ma ciascuno cercherà di interpretare e realizzare il bene degli altri. Non ci sarà più l’imposizione delle nostre ideologie o dei nostri stili di vita, ma si andrà incontro alle esigenze degli altri”.

Intorno alle 22, in piazza del Plebiscito, l’incontro tra il vescovo e padre Vasile, sacerdote della parrocchia ortodossa romena. Si abbracciano e pregano insieme. Intorno i fedeli cattolici e ortodossi: quest’anno la Pasqua coincide. “Dobbiamo essere uniti – dice Fumagalli -, nella fede e nella celebrazione dell’unico Cristo. E’ bello, a Viterbo, vedere queste due comunità intraprendere un cammino verso un’unità maggiore. Un cammino da percorrere assieme, sperando che presto ci si possa unire intorno a un unico altare per celebrare, insieme, la morte e resurrezione dell’unico Signore”.

Raffaele Strocchia



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