Viterbo – (g.f.) – 150 anni di storia in 250 pagine ricche di racconti, passione, abnegazione e coraggio. I vigili del fuoco finalmente hanno un loro libro. “Viterbo e i suoi pompieri, origini, storia e tradizioni”.
Presentato stamani alla sala regia di palazzo dei Priori e scritto da Massimiliano Marzetti, fa parte del corpo nazionale, in servizio al comando del capoluogo.
“Un’iniziativa – spiega il comandante provinciale Giuseppe Paduano – iniziata con il mio predecessore. Un libro che fa ben comprendere il lavoro che svolgiamo. Si legge tutti i giorni sulla stampa, ma non è facile immaginare cosa ci sia dietro, quanto lavoro, passione, spirito di abnegazione, sacrificio da parte dei vigili del fuoco.
Ed è l’occasione per rivolgere un pensiero a chi oggi non c’è più e a chi ha sacrificato la vita nell’esercizio della propria funzione”.
Alla presentazione, autorità, forze dell’ordine, il prefetto D’Angelo, il sindaco Leonardo Michelini, Gioacchino Giomi del corpo nazionale e Michele Di Grezia, direttore regionale.
Nel volume si ripercorre la storia dei pompieri, dalle istituzioni antincendio in età romana, il Medioevo fino ad arrivare in epoca recente.
“A Viterbo – ricorda Marzetti – la fondazione del corpo comunale risale al 1873”. Con l’arrivo di quello nazionale, cede il passo, per arrivare in epoca più recente. “Nel 1961 – continua Marzetti – la fondazione del comando provinciale”.
La storia del corpo, formato da tante persone che hanno lasciato un segno. “Tra le figure in particolare, c’è Luigi Ruzzi, entrato nel 1876 e congedato nel 1920”. Le pagine servono a mantenere viva una memoria che altrimenti andrebbe persa.
“Di Ruzzi – continua Marzetti – si ricordano diversi episodi, come quando la sera del 3 settembre 1899, la macchina di santa Rosa prese fuoco a piazza del Comune. Non era in servizio, ma salì per spegnere le fiamme ed evitare conseguenze più gravi”.
Ma c’è anche il salvataggio di un bambino che stava per essere travolto da una botte a San Pellegrino, ed era il 1914 o quando da solo fermò un cavallo imbizzarrito che stava seminando il panico in città, nel 1913. Ormai aveva sessant’anni. “Tre anni dopo il congedo – ricorda Marzetti – chiese di essere riammesso, ma la sua richiesta non poté essere accolta”.
Di storie come questa il volume ne è pieno. Di singoli o collettive. Narrano la straordinaria opera portata avanti in tanti anni dai vigili del fuoco di Viterbo. Una storia che continua, scritta ancora oggi, giorno per giorno.













