Viterbo – Il 72% dei lavoratori in nero della Tuscia appartengono al terziario, il settore economico in cui si producono servizi. Ristorazione, turismo, ospitalità, assicurazioni, marketing e consulenze. Su 201 lavoratori in nero scoperti dalle forze dell’ordine in provincia di Viterbo nel 2016, 145 appartengono ai servizi. Nel 2015 erano 115 su 241. L’aumento, in un solo anno, è stato del 25%. Ad evidenziarlo è un rapporto della Uil di Roma e del Lazio. “Lavoro irregolare e lavoro nero. La situazione del terziario nel Lazio”.
“Un dato pesante – ha detto il segretario generale della Uil Viterbo, Giancarlo Turchetti – Un dato che fa riflettere sulle condizioni cui sono costretti decine di lavoratori nella nostra provincia. Il lavoro nero è un rischio sociale riconosciuto anche dalla Commissione europea, che ha proposto al Consiglio e al Parlamento la creazione di una piattaforma nazionale per la condivisione di best practice per la lotta al sommerso“.
“La progressiva terziarizzazione dell’economia – prosegue il segretario della Uil di Viterbo – ha determinato un forte incremento del lavoro irregolare, che ha trovato facile sviluppo in settori caratterizzati da una forte stagionalità delle attività lavorativa, dall’elevata intensità delle mansioni e da un elevato turnover”.
I lavoratori irregolari nella regione Lazio ammontano complessivamente a 375 mila unità, vale a dire il 13,3% del totale nazionale (oltre 3 milioni di unità). Anche in tal caso, oltre il 90% provengono dal terziario, 333 mila unità. Il 17% del totale degli occupati del terziario, concentrati soprattutto nel commercio, che da solo segnala oltre 100 mila lavoratori irregolari. Gli occupati irregolari nell’industria e nell’agricoltura sono rispettivamente 31 mila e 8 mila (rispettivamente il 10,1% e il 17,2% del totale degli occupati).
“I numeri sul lavoro nero – ha detto Alberto Civica, segretario generale della Uil di Roma e del Lazio – rappresenta una componente del lavoro irregolare, segnalano complessivamente 190 mila unità nel Lazio (circa 1,5 milioni in Italia), di cui 168 mila afferenti al comparto terziario (1,3 milioni a livello nazionale), 16 mila nell’industria e 4 mila in agricoltura. A livello dinamico, relativamente al solo settore dei servizi, tra il 2008 e il 2016 si osserva un incremento del numero di lavoratori irregolari (e in nero), che passano da 299 mila a 375 mila unità nel Lazio (da 151 mila a 190 i lavoratori in nero). L’unica eccezione è rappresentata dall’anno 2011, durante il quale si segnala una variazione di tendenza, ascrivibile alla contrazione dei consumi – e quindi della domanda di beni e servizi – osservata nello stesso periodo.
Questo dato – conclude Civica – è particolarmente significativo ed evidenzia come l’utilizzo di manodopera irregolare non sia un fenomeno straordinario cui le imprese fanno ricorso nei periodi di difficoltà per contrarre il costo del lavoro, ma rappresenti una prassi ormai consolidata nel tessuto economico nazionale e regionale“.
Daniele Camilli

