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“Il comune di Viterbo è morto”

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Luigi D'Avella

Luigi Avella

L'annuncio funebre sul comune di Viterbo

L’annuncio funebre sul comune di Viterbo

Santa Rosa - Le immagini del film

Santa Rosa – Le immagini del film

Santa Rosa - Le immagini del film

Santa Rosa – Le immagini del film

Santa Rosa - Le immagini del film

Santa Rosa – Le immagini del film

Viterbo – “Il comune di Viterbo è morto”. Ne dà il triste annuncio, Luigi Avella, regista impegnato da settimane nella realizzazione del film su santa Rosa.

Il professionista, quale “compenso” per l’impegno che sta portando avanti, si è visto recapitare una multa da 93,80 euro per essere entrato in area pedonale con la macchina. D’Avella pagherà la multa, come ha precisato, ma con l’occasione si è tolto più di un sassolino dalla scarpa, verso l’amministrazione Michelini.

Non tanto per la contravvenzione, quanto per la scarsa attenzione riservata a una produzione portata avanti in maniera volontaria non solo da lui, ma anche da chi si è prestato a recitare. Così, il regista ha pubblicato un annuncio funebre per far sapere a tutti: “con profondo dolore e costernazione, senza i contorti religiosi”, il decesso: “dopo breve agonia, del comune di Viterbo”. Uno sfogo.

“Nonostante abbia sacrificato la mia vita in questi due mesi – spiega il regista – per le riprese video sul film di santa Rosa, correndo a manca e a dritta, da un posto all’altro della città, senza sosta e spesso con sofferenze sottaciute, il comune mi comunica una multa di 93,80 euro per accesso ad area pedonale”.

Subito la precisazione: “Come è giusto che sia, pagherò la contravvenzione”. Tuttavia: “Giuro solennemente che mai fino a quando sarò vivo, sarà trasmesso il video su santa Rosa sul territorio comunale. Ci sarà solo una presentazione nel monastero di santa Rosa, se permesso, con espresso divieto d’accesso a polizia locale, consiglieri, dipendenti comunali e giunta comunale”. Una decisione netta e pare senza possibilità di ripensamento.

Ma la multa c’entra fino a un certo punto. È stata solo la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Avella ce l’ha con un’amministrazione ingrata e poco attenta verso il suo lavoro. “Ogni volta che abbiamo chiesto un’autorizzazione al comune – precisa poi – per occupazione del suolo pubblico, abbiamo atteso tempi lunghi. Ancora dopo tre settimane, per esempio, non abbiamo avuto risposta sulla richiesta d’effettuare riprese video in una piazza di San Martino al Cimino, nonostante lettere protocollate e consegnate a mano per stringere i tempi”.

La produzione ha cercato di disturbare poco l’amministrazione: “Ho sempre ritenuto di non infastidire il comune per le riprese, tant’è che ho cercato di rivolgere il mio sguardo presso altre amministrazioni più distensive e meno burocratiche”. Mentre a Viterbo: “Molte scene sono state girate come le barzellette dei Puffi. Abbiamo ripetuto diverse scene per i tanti rumori molesti dovuti al traffico, evidentemente la capacità di percepire un servizio d’ordine era fuori contesto, non abbiamo fatto solenne richiesta”.

E poi, la sensazione più brutta: “Ho sempre avuto la percezione che il film fosse considerato, per alcuni soggetti, una scheggia negli occhi Per questi motivi sono venuti meno l’entusiasmo e la voglia di operare con serenità”.

Tutto ciò considerato, al regista qualche domanda sorge spontanea: “Il comune di Viterbo considera l’iniziativa del film su santa Rosa puerile e insignificante? Il comune ha motivazioni politiche di cui non conosco le fattispecie?

La giovane vergine viterbese non merita attenzione perché è solo fonte di guadagni e di turismo?”.

Dubbi che portano verso una conclusione: “Per questi motivi, considero il film un’iniziativa solo religiosa e non pubblica, da presentare in un comune ostile. Forse sarebbe andata diversamente se ci fosse stata un’altra amministrazione”. Chi può dirlo?


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