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Costretta a prostituirsi in corso Italia, denuncia lo sfruttatore

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Il procuratore capo Paolo Auriemma

Il procuratore capo Paolo Auriemma

Viterbo – Costretta a prostituirsi in un appartamento in pieno centro storico, in corso Italia. Fino a quando il suo “protettore” non l’ha picchiata per l’ennesima volta, in mezzo alla strada, vicino a un bar di piazza del Teatro. E lei lo ha denunciato. 

Era circa l’una di notte del 7 ottobre scorso. A quel punto lei, una romena poco più che ventenne, è scappata a casa e ha chiamato i carabinieri cui ha confidato non solo le botte, ma anche tutta la triste storia che c’era dietro.

L’uomo, un connazionale di 30 anni, è così finito a Mammagialla con l’accusa di sfruttamento della prostituzione. Il caso è seguito personalmente dal procuratore capo Paolo Auriemma, ieri in aula nelle vesti di pm alla prima udienza del processo davanti al collegio. C’era anche l’imputato, scortato dalla penitenziaria. E la madre, in lacrime tutto il tempo. 

Scattato l’allarme, i carabinieri si sono precipitati nell’appartamento di corso Italia. “Abbiamo soccorso la ragazza, che ha cominciato a raccontarci la vicenda prima di essere portata al pronto soccorso dal 118. Poi abbiamo rintracciato l’uomo al bar di piazza del Teatro e mentre lo portavamo in caserma ci ha detto che era domiciliato in corso Italia, stesso indirizzo della ragazza”, ha spiegato un militare che era in servizio perlustrativo quando è arrivata la chiamata al 112. 

In un fascicolo fotografico, che Auriemma ha fatto acquisire agli atti, le prove dell’attività di meretricio. “In casa  – ha detto il carabiniere – abbiamo trovato di tutto, una valanga di preservativi e oggetti vari atti alla prostituzione”. 

I rapporti con la vittima sarebbero iniziati con una relazione sentimentale. “Poi siamo venuti a vivere a Viterbo e mi ha convinta a prostituirmi. Per strada, a casa dei clienti e nel nostro appartamento. Un incubo. Per non farmi scappare, lui stava sempre con me. Anche mentre intrattenevo i clienti, lui aspettava nella stanza a fianco con la porta socchiusa. Mi ha tolto i documenti. E quando la sera era ubriaco, mi picchiava”, avrebbe raccontato la giovane nella denuncia, molto circostanziata.

Gli investigatori hanno trovato tutti i riscontri. “Anche su internet  – ha spiegato il testimone – abbiamo trovato annunci su un sito di incontri molto esplicito, che lei ci aveva indicato, con i contatti corrispondenti ai telefoni della donna”. 

La notte del 7 ottobre l’imputato sarebbe rimasto da solo in un bar di piazza del Teatro a giocare con le slot machine, mentre la presunta vittima riceveva in casa i clienti. La media era di 4-5 uomini al giorno.

“Quando ho finito l’ho raggiunto e ho visto che aveva vinto oltre 500 euro alle slot. Allora gliene ho chiesti una parte per pagare le bollette, invece pretendeva che gli dessi anche i 100 euro che avevo guadagnato io. Dopo di che mi ha dato uno schiaffo in piena faccia”, avrebbe detto la giovane ai carabinieri. Un inferno, per mettere fine al quale si è decisa a chiamamre il 112. 

Nient’altro da aggiungere, per il procuratore Auriemma, che non ha chiesto nemmeno di sentire la parte offesa e si è detto disposto a chiudere subito il processo. “Abbiamo tutte le prove documentali della colpevolezza”, ha detto da pm. Ma la presidente del collegio Silvia Mattei ha rinviato la sentenza, per sentire anche la presunta vittima,L’imputato è difeso dall’avvocato Guido Conticelli. Si torna in aula a luglio. 


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