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Dentista denunciata da un paziente

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – Insoddisfatto del lavoro, denuncia la dentista. In ambulatorio piombano i Nas e la donna finisce sotto processo per esercizio abusivo della professione medica e carenza di autorizzazioni.

Parti civili un muratore e il figlio, per i danni secondo loro riportati presso l’ambulatorio del capoluogo finito nel mirino della procura. 

“E’ stata una vendetta perché non gli abbiamo fatto fare dei lavori in casa per cui ci aveva chiesto 80mila euro”. A difendere l’imputata davanti al giudice Silvia Mattei ci ha pensato il marito, durante una drammatica deposizione. Secondo l’uomo, la presunta vittima lo avrebbe anche fatto cercare dai carabinieri dicendo loro che era un pericoloso trafficante d’armi. Era il giorno che la coppia tornava a casa dall’ospedale con il primogenito appena nato. 

L’imputata è stata difesa anche da uno degli odontoiatri in forza presso lo studio. “La signora fa l’igienista – ha spiegato il teste – e come tale ha trattato il paziente. Un lavoro di équipe. Noi chirurghi abbiamo fatto le estrazioni, lei il mantenimento. Le autorizzazioni erano regolarmente richieste, come tutti stavamo aspettando la risposta della Regione Lazio”. 

Una ritorsione per il marito. “Il muratore era una vecchia conoscenza di mio suocero. Ci ha risolto un problema con la canna fumaria, poi ha fatto un’intonacatura e il pavimento di un patio. Intanto andava allo studio dentistico di mia moglie – ha spiegato in aula – a un certo punto ci ha presentato un preventivo da 80mila euro per dei lavori in casa, secondo lui urgenti, ma che secondo un ingegnere non erano assolutamente necessari. Gli abbiamo detto no e da lì è nato tutto”. 

La coppia avrebbe subito una vera e propria persecuzione sempre a dire del marito. “L’ultima volta che lo abbiamo visto, era aprile 2012, era venuto a montare delle finestre. Voleva 400 euro, noi gli dicemmo che li avremmo scalati dai 4mila che doveva all’ambulatorio. Allora si è adirato, ci ha minacciati, poi ci ha mandato i Nas allo studio e i vigili urbani a casa, denunciando abusi edilizi in seguito risultati inesistenti”.

Il massimo sarebbe stato un anno dopo, due giorni dopo che l’imputata aveva partorito. “Eravamo appena tornati a casa col piccolo dall’ospedale – ha raccontato al giudice il marito – quando ci siamo ritrovati i carabinieri di Soriano all’uscio che cercavano un pericoloso trafficante d’armi. Un equivoco subito chiarito, ma è stato uno choc che ha rovinato per sempre la gioia di tornare a casa con il nostro bambino appena nato”. 

A giugno sarà sentita l’imputata, poi la sentenza. 

 


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