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Favoritismi ai buttafuori, chiesta l’assoluzione per i poliziotti

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – Chiesta l’assoluzione per i quattro poliziotti accusati di favorire una ditta di buttafuori. Per insufficienza di prove, chiede l’accusa. Con formula piena chiedono le difese.

I fatti risalgono al 2008-2009. Il processo è giunto ieri al rush finale. Il pm Massimiliano Siddi chiede l’assoluzione dei quattro poliziotti accusati di favoreggiamento, falso ideologico, abuso d’ufficio e rivelazione di segreto d’ufficio.

Sono finiti sotto processo con quattro bodyguard accusati di esercizio abusivo della professione e una dipendente civile della questura, per i quali la vicenda si è chiusa con la prescrizione.  

I quattro poliziotti avrebbero chiuso un occhio, pur sapendo della carenza dei requisiti, consentendo ai buttafuori di fare vigilanza, spacciandola per portierato, antincendio, flusso e deflusso, steward. Ad esempio ai mercatini di Natale del Sacrario del 2009. In un caso, invece, un poliziotto avrebbe consigliato un buttafuori di Vitorchiano con precedenti su come regolarizzare alcune katane intestandole alla moglie, visto che a nome proprio non poteva. Poi la vicenda di una discoteca di Soriano nel Cimino, sulla quale hanno indagato polizia e carabinieri.

Prova regina le intercettazioni, sulla cui utilizzabilità si è combattuta un’aspra battaglia in aula tra accusa e difesa, riuscita a evitare che entrassero nel processo, anche se mai formalmente escluse. “Il pilastro portante per arrivare a una condanna, la prova principale del reticolo di rapporti”, le ha definite il pm Siddi, chiedendo l’assoluzione.  

Siddi ha definito “una consulenza maldestra”, “una condotta cialtronesca” i presunti consigli al buttafuori su come “regolarizzare” le armi. “Ma non c’è prova certa che si sia travalicato il limite”, ha ammesso.

Parole di apprezzamento per il comportamento processuale dei quattro poliziotti, dirigenti e funzionari della questura: “Sempre presenti, hanno avuto un contegno e un atteggiamento che ha evidenziato umiltà e dignità”.

I difensori Roberto Massatani, Fabrizio Ballarini, Giovanni Labate, Marco Valerio Mazzatosta, Silvia Delfino e Alessandro Vettori hanno tutti chiesto al collegio l’assoluzione con formula piena. 

L’inchiesta è nata dagli esposti di un investigatore privato, titolare di una ditta concorrente. “Gli imputati si sono limitati ad applicare la direttiva del ministero degli interni ripresa dal questore, secondo cui, in un momento di confusione normativa, l’importante era che, chiunque effettuasse servizio di vigilanza, in caso di problemi, avvisasse polizia o carabinieri”, ha detto Ballarini.  

“Cinque-sei anni di tribolazione processuale, senza né prove, né indizi”, ha esordito Labate. “Perché – ha sottolineato – un vicequestore aggiunto o un commissario capo avrebbero dovuto esporsi per favorire dei buttafuori?”. 

Mazzatosta, citando Seneca (“noi non disponiamo di poco tempo, ma ne abbiamo perduto molto”), è tornato sul nodo intercettazioni: “Paradossalmente il collegio non ha sciolto la riserva, ma anche con le intercettazioni non sarebbe cambiato niente. Quello che è emerso è l’assoluta innocenza dei poliziotti”. 

No alle intercettazioni, perché relative a un’altra inchiesta, del 2009, sfociata nel processo Toro Loco, appena iniziato e già in gran parte prescritto.

Sentenza il 30 maggio. 


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