Canepina – Si avvicina la festa della patrona, santa Corona, a Canepina. Il paese è in fibrillazione.
Tradizioni, feste, specialità culinarie, illuminazione, addobbi floreali per la processione dell’11 giugno, discussioni e chiacchiere.
Tutto fa parte del quotidiano che entusiasma la vita. Una delle tradizioni più antiche è l’aspettativa per la nomina del Comitato “gnovo” (nuovo) che avrà il compito non facile di organizzare per un anno attività e festività legate alla devozione della santa.
Di chi il compito? Per tradizione immemorabile il compito di eleggere a sorte i nomi dei “Coronai” (membri del comitato Santa Corona) è del parroco in carica.
Tutti si domandano, in piazza, al bar, nei vicoli… chi sarà eletto quest’anno? Un misto di onore e di timore circonda l’attesa.
Da quando mi hanno dato questo compito al quale non potrei rinunciare senza offendere le tradizioni del paese, mi sono trovato come in mezzo alle sabbie mobili. Si fa per dire. E’ una cosa simpatica.
Tutti amano queste tradizioni e guai a toccarle, ma quando si tratta di essere scelti per un impegno serio di un anno, beh, un po’ di entusiasmo si spegne.
E’ sì prevista l’opzione di rinunciare, ma è raro che la persona lo faccia… e che diranno al paese? Dicono che porti sfortuna rinunciare. Se poi, come è mio stile, c’è il silenzio assoluto su chi potrebbe essere scelto, la porta si apre alle speculazioni e, direi, invenzioni, più simpatiche.
Certo che ci si può azzeccare, ma è come un terno al lotto. Nella preparazione della lista ovviamente si cerca di stare attenti a non presentare nomi di persone che potrebbero avere ragioni serie per non desiderare di essere estratti. Ci si sta attenti e si può sbagliare.
Mi è capitato. Basta dirlo e si trova il modo per una rinuncia onorevole. Basta far girare la voce che la colpa è del parroco. Sorpresa, desiderio inconscio di farne parte, timore di non essere all’altezza del compito, amore per le tradizioni centenarie tramandate da nonni e bisnonni, senso di onore e rispetto per la Santa, amore al paese…. tutti elementi per uno studio di antropologia religiosa e sociale.
Il giorno della festa, quest’anno l’11 di giugno, con la processione che si snoda con eleganza per le strade del paese, l’arrivo in chiesa al grido “Santa Corona…. viva”, la liturgia della messa celebrata con serietà e rispetto anche da chi non crede, ma vive il clima festivo delle tradizioni, poi il momento magico della estrazione dei nomi.
Ogni nome estratto un grido che si fa eco per il paese, come un tam-tam urbano, baci e abbracci e un anno di lavoro che crea amicizie mai sognate. Anche questo un modo per tenere il paese unito e solidale.
Qualche occhiataccia di nascosto al “prete” che ha fatto l’estrazione, ma poi tutti felici a pranzo e contenti per un altro anno di lavoro insieme.
Perché veramente alla fine sono tutti contenti. E ce n’è bisogno.
Don Gianni Carparelli



