Viterbo – Incredibile ma vero, “irreperibile” il medico condotto in un centro di poco più di quattromila abitanti, a cavallo tra le province di Viterbo e Roma.
L’ufficiale giudiziario non è riuscito a trovarlo al suo indirizzo e nessuno dei vicini ne avrebbe saputo niente. Ma senza che lui lo sappia, essendo l’imputato, non si può fare il processo. Anche se in aula ci sono tutti, a partire dalla parte offesa, un’86enne venuta apposta per la seconda volta in due mesi in tribunale.
Si tratta del medico di base, originario di Vejano, ma residente in un altro paese della zona, a processo davanti al giudice Silvia Mattei per circonvenzione d’incapace per essere stato nominato erede universale da un’anziana.
Dopo l’ultimo rinvio, lo scorso 10 marzo, seguito dalla vibrata protesta in aula del difensore di parte civile Mauro Danielli del foro di Roma, il processo per circonvenzione d’incapace sarebbe dovuto entrare ieri nel vivo con l’audizione dell’unico parente superstite dell’ottantenne, la sorella, che ha 86 anni.
Fatto sta che, nonostante l’anziana fosse regolarmente in aula e prontissima a deporre, il giudice ha dovuto rinviare per l’ennesima volta perché non è andata a buon fine la notifica all’imputato, il quale peraltro finora non si è mai presentato, presente per lui solo il difensore Antonio Maria Carlevaro del foro di Civitavecchia.
Il giudice ha spiegato che l’ufficiale giudiziario non sarebbe riuscito a notificare l’atto di citazione all’imputato in quanto non sarebbe riuscito a trovarlo a trovarlo al suo indirizzo. “Incredibile – ha tuonato l’avvocato Danielli – è inaudito che in un paese di poche migliaia di anime un ufficiale giudiziario non sia riuscito a trovare il medico condotto. Chiederò un accesso agli atti”.
Detto, fatto. Ebbene sembra che nemmeno i vicini di pianerottolo sapessero dove fosse il medico condotto. Anzi, avrebbero detto di non avere mai sentito nemmeno il nome e cognome della persona cui doveva essere notificato l’atto. O forse, chissà, il dottore era solo andato a prendere un caffè o era nel suo studio, ma i vicini si sono fatti gli affari loro.
Fatto sta che, essendo giunta non nei termini anche la citazione al difensore, il giudice ha dovuto rinviare. E, se tutto va bene, la parte offesa 86enne dovrà tornare una terza volta a giugno per raccontare la sua versione.
Il medico, nel frattempo, rischia di finire a processo anche per omicidio colposo. Secondo la famiglia, infatti, il dottore sarebbe anche responsabile della morte della poveretta, un’ottantenne, avvenuta neanche un anno dopo, e a ottobre farà opposizione alla richiesta di archiviazione dell’inchiesta per omcidio colposo scaturita dalla denuncia della sorella della presunta vittima.
