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“Non era ubriaco ed era armato anche di una spranga di ferro”

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Marco Marcelli

Marco Marcelli

 

Catalina Mazare

Catalina Mazare

Viterbo -“E’ stata un’aggressione brutale e non è vero che era ubriaco”. Si aggrava la posizione di Marco Marcelli, il 52enne che verso le 17, 20 dello scorso 12 settembre ha seminato il panico al bar Country fuori Porta Romana, mentre su Viterbo si stava scatenando una bomba d’acqua.

Secondo le due vittime, parte civile con l’avvocato Simone Maria Fazio, non sarebbe stato ubriaco, come si è giustificato l’imputato la volta scorsa.

Sarebbe stato lucido e, a un certo punto, durante un inseguimento, si sarebbe armato, oltre che della bottiglia rotta, anche di una spranga di ferro.

L’inseguimento sarebbe proseguito fino al vicino bar interno alla stazione, il cui titolare avrebbe evitato il peggio barricandosi dentro. 

Il 52enne è finito a processo davanti al giudice Silvia Mattei per lesioni aggravate dall’uso di arma impropria con la compagna 31enne Catalina Mazare. Entrambi sono difesi da Luigi Mancini. Ieri sono stati ascoltati il titolare del bar Country e uno degli operai addetti alla ristrutturazione, le due vittime della furia di Marcelli.

Il proprietario ha riportato una lesione al timpano, l’operaio è stato ferito con una bottigliata al collo, con una prognosi di 45 giorni e 41 punti di sutura, più una frattura scomposta al braccio. Il far west stava per estendersi anche al bar interno alla stazione.

La coppia stava litigando fuori del locale. Tutto è cominciato quando il titolare del Country è uscito per difendere la 31enne romena. L’alcol non c’entrerebbe. “L’uomo era lucido mentre metteva in atto la sua brutale aggressione – ha detto il titolare del bar Country – io ho fatto per soccorrere la ragazza, lui mi ha dato un pugno all’orecchio rompendomi il timpano. Allora sono rientrato nel locale, ma lui non contento ha fatto irruzione con una bottiglia rotta in mano e ha aggredito l’operaio”.

Il titolare è poi corso fuori a chiedere aiuto, dirigendosi verso il bar interno alla stazione, mentre il 52enne lo inseguiva. “Nel frattempo, oltre alla bottiglia, si era armato anche di una spranga di ferro, trovata non so dove. Era una furia, voleva entrare a tutti i costi, ma il gestore ha fatto in tempo a sbarrare la porta per cui è rimasto chiuso fuori”. 

Ridimensionato il ruolo della donna. “Ha tirato una delle vittime per la maglietta – hanno detto i testimoni – ma è caduta a terra sotto la pioggia a dirotto ed è rimasta lì durante gli attimi concitati in cui il compagno seminava il panico”. 

Marcelli, arrestato in flagrante con la compagna, è tuttora in carcere. La donna è sottoposta all’obbligo di firma. A giugno la prossima udienza. 


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