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Il sistema tedesco, Fioroni candidato sindaco e Lisetta in parlamento…

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Viterbo - Giuseppe Fioroni

Viterbo – Giuseppe Fioroni

Viterbo – Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per un Nazareno oscuro, ché la diritta via era smarrita…

Il primo partito italiano, il Movimento 5 Stelle si è espresso online per il sistema elettorale tedesco, puro. Ieri Matteo Renzi iniziato le consultazioni con le varie forze politiche per trovare un accordo per la nuova legge elettorale, e oggi in direzione dovrà portare una linea unica e condivisa. Si galoppa verso il proporzionale e l’opzione tedesca sembra prendere quota.

Voi direte, e a noi in quanto Viterbesi che cambia? E invece cambia parecchio. Con le scadenze elettorali prossime (comune, regione, politiche) si entra in una fase dove ogni tassello dovrà coincidere, ogni accordo dovrà essere ferreo, tutto come sempre a maggior gloria di Dio e della città. Ma andiamo per gradi.

Cosa è e come funziona il sistema elettorale tedesco?

Breve premessa: la Germania è una repubblica federale, la camera bassa (bundestag) si elegge con elezioni popolari, non ha numero fisso di parlamentari a differenza della nostra camera dei deputati, la camera alta (bundesrat) forzosamente paragonato al nostro senato viene composto da delegati dei governi dei vari länder, le nostre regioni, ognuno rappresentato proporzionalmente al numero dei suoi abitanti. Ad esempio Berlino, 4, Baviera, 6, etc. Il bundesrat partecipa al potere legislativo e si occupa di questioni relative all’Unione Europea.

Quella tedesca è una legge elettorale mista a prevalenza proporzionale, con sbarramento al 5% (chi prende meno non entra in parlamento), dove metà dei seggi parlamentari viene assegnata in collegi uninominali (in Germania sono 299) cioè dove vince e viene eletto chi arriva prima. Fisicamente all’elettore vengono consegnate due schede, una relativa al collegio di appartenenza, l’altra invece per la parte proporzionale, con liste di partito bloccate su base regionale, senza preferenze. Nella democratica Germania, la composizione di queste liste bloccate viene decisa tramite elezioni fra gli iscritti ai partiti, per garantire trasparenza e rappresentatività.

E qui viene il bello. Se metà dei seggi è assegnata al primo che arriva a prescindere dal partito di appartenenza, l’altra metà viene eletta riequilibrando le forze politiche all’interno del parlamento, fermo restando la rigida soglia del 5%.

Tradotto. Primo step, chi prende meno del 5% non ha diritto ad entrare in parlamento. Nel caso di partiti a forte connotazione solo locale, la rappresentanza è comunque garantita nella parte uninominale. Per le liste che ottengono seggi, con una operazione più facile da fare che da spiegare, il numero di seggi che verrebbero assegnati in base alla percentuale di voto viene a compensare quella assegnata nei collegi uninominali.

Facciamo un esempio, traducendo il tutto in Italia, e ponendo il numero di parlamentari in 100. Se il Movimento 5 stelle dovesse ottenere il 35% dei voti, ma dovesse eleggere solo 10 parlamentari nella parte uninominale, avrebbe diritto ad ottenere dei seggi parlamentari in più, presi in ordine dalle liste bloccate, fino ad ottenere il 35% dei seggi, nel caso 25 seggi in più.

Similmente chi dovesse essere sovrastimato potrebbe vedere una riduzione dei parlamentari, nel senso di non avere eletti dalle liste bloccate di partito. Visto che il criterio base di questa legge elettorale è garantire la proporzionalità della rappresentanza, andando quasi a mitigare ciò che avviene nei collegi uninominali, la costituzione tedesca a differenza da quella italiana non stabilisce un numero fisso di parlamentari, essendo necessario prima di tutto la perfetta coincidenza fra percentuale ottenuta da una lista e percentuale dei parlamentari eletti.

Per questo, al netto di frasi di circostanza, la legge elettorale tedesca garantisce da un lato all’elettore la massima rappresentatività e la garanzia che il proprio voto pesa in modo equo e dall’altra al candidato il massimo del brivido e dell’incertezza.

Insomma, se nell’uninominale viene eletto chi prende un voto più degli altri, come evitare che ci siano candidati di disturbo, candidati a distruggere, candidati di ambiziose liste civiche o candidati a perdere ma in grado di togliere voti? E se l’elezione nelle liste bloccate dipende da cosa fanno i tuoi colleghi di partito nell’uninominale, si può essere giovani, donne e far girare in giro la voce di essere pure brave, ma chi garantisce l’elezione? Un terno al lotto, si direbbe.

E veniamo a Viterbo. Gira una battuta in questi giorni, che partita da Roma, largo del Nazareno, sarebbe approdata fino alle rive dell’Urcionio. “Se perfino Francesco Totti dopo 25 anni si ritira, lascia la Roma, una storia unica meravigliosa e irripetibile, allora qualcuno può ben lasciare Montecitorio dopo 22 anni di servizio”. Nell’incertezza delle legge elettorale, complice la “resistibile ascesa” di nuove leve che si affermano, vedi ultime primarie del Pd, l’idea è quella di una staffetta meravigliosa da far invidia alla 4×100 della Giamaica alle Olimpiadi.

Sembra sia già iniziata da qualche mese l’operazione nome in codice: “città dei Fiori”. Il piano per una Viterbo nuova “città dei Fiori” si articola in due tempi. In primis, l’invio massiccio di Ciambella a Roma, da dove i romani che contano, grati per i dolciumi, le delizie e i prodotti tipici del territorio, invierebbero copiose ed abbondanti quantità di fiori, grandi, proprio Fioroni. Il quale tornerebbe così con rinnovato entusiasmo alla politica locale, là dove tutto ebbe inizio.

Insomma, fuor di metafora: Giuseppe Fioroni, fuori dalla direzione nazionale del Pd e non più candidabile in parlamento per raggiunti limiti di mandati, potrebbe correre a Viterbo per fare il sindaco e la fida Luisa Ciambella, con tanto osservanza delle quote rosa, verrebbe spedita alla camera dei deputati. Il tutto ancora in forse viste le variabili ancora da definire, a iniziare dalla legge elettorale ancora in embrione.

Doctor Seraphicus

 


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