Viterbo – Morto prima di partire. E’ il processo Jump, a ventuno presunti assenteisti della regione Lazio.
Jump, come salto. Il salto del tornello, quello che i dipendenti dell’ufficio decentrato – settore agricoltura – avrebbero messo in atto per uscire dall’ufficio senza passare il badge: facevano risultare di essere al lavoro quando, in realtà, erano altrove.
Per i ventuno impiegati della regione i guai iniziano nel 2010: in otto finiscono ai domiciliari, per altri otto scatta l’obbligo di firma e poi una serie di indagati a piede libero. Solo un anno fa, il 21 aprile 2016, l’udienza preliminare: il gip del tribunale di Viterbo li ha rinviati tutti a processo, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Paola Conti. Ma una serie di rinvii di rito per mancate notifiche non hanno ancora permesso di celebrare la prima udienza davanti al giudice Rita Cialoni.
E la prescrizione, che scatterà a settembre, è servita. Ma si sapeva da tempo. Del resto, ci sono voluti quattro anni solo per fissare l’udienza preliminare. “Ci abbiamo provato”, disse in quell’occasione la pm Conti, uscendo dall’aula. Con una punta d’amarezza.


