Viterbo – Esattamente cinquant’anni fa, nella primavera – estate del 1967, nasceva il meraviglioso Volo d’angeli, la macchina di santa Rosa, tra le più belle di tutte, ideata da Giuseppe Zucchi, artigiano e dipendente della Società nazionale gazometri, facchino e ciuffo nel dopoguerra per dieci anni nella terza fila al numero 23.
La storia della sua nascita è ben descritta, tra le altre, nella pubblicazione intitolata “Il Volo d’angeli di Giuseppe Zucchi”, di Annabella Morelli, stampata nel mese di agosto del 1970 dalla Tipografia Gioacchini di Orte.
Zucchi per la sua realizzazione lavorò al suo bozzetto in un locale sito all’interno dello storico Palazzo Calabresi. Il progetto del Volo d’angeli venne consegnato in Comune il 24 aprile del 1967.
Il giorno seguente, un altro concorrente al bando, il geometra Franco Fiorucci ne consegnò un altro. Vinse la Macchina di Santa Rosa ideata da Giuseppe Zucchi che andava a sostituire così quella precedente di Angelo Paccosi trasportata per le vie della città dal 1959 al 1966.
Quando uscì il bando Zucchi ebbe soltanto 44 giorni per progettarla e circa tre mesi per costruirla. Il contratto con il Comune di Viterbo fu sottoscritto il 12 giugno 1967 e soltanto da quel giorno iniziò anche la demolizione, per il riuso, di alcune vecchie parti delle Macchine precedenti.
Io avevo all’epoca circa dodici anni e frequentavo spesso l’officina artigiana di fabbro e di carradore, in via Faul a Viterbo, dove lavorava mio padre Fulvio. Ci si lavorava sia il ferro che il legno.
In quei giorni, nella primavera – estate del 1967, all’interno di questa officina, era facile incontrare “Peppe” Zucchi perché con mio padre, saldatore per la Società Nazionale Gazometri della quale Giuseppe Zucchi era dipendente, c’era anche una certa amicizia.
Ricordo che lo smontaggio di alcune parti dei tralicci delle Macchine precedenti e la realizzazione, tra le altre cose, di stanghette, traversine, cavalletti e spallette in legno del Volo d’Angeli, avvennero proprio all’interno della bottega artigiana di Via Faul.
La sera del 3 settembre 1967, quella del famoso fermo, mio padre fu invitato da Zucchi a seguire la Macchina. Per questo gli diede anche la fascia di riconoscimento del servizio d’ordine che ancor oggi conservo. Io, dodicenne e entusiasmato dall’evento, lo seguii. Alla partenza il Volo d’Angeli apparve subito bellissima e straordinaria.
Il resto è storia: qualche problema su Via Garibaldi, a seguire in piazza Fontana Grande e poi il drammatico fermo in Via Cavour. Scrive “Peppe” Zucchi sul suo libro curato da Annabella Morelli: “Fu come se mi avessero dato una pugnalata in pieno petto. Rimasi col fiato mozzo, mentre avrei voluto incitare, ma non un suono usci dalla mia bocca”. Nel 1972 il costruttore regalò a mio padre, per la sua amicizia e collaborazione, una copia del suo libro con la seguente dedica: “A Fulvio Cappelli che ne soffrì nel fermo del Volo d’Angeli. L’autore Giuseppe Zucchi. S. Rosa 1972”.
Il Volo d’angeli e insieme a lui il costruttore, i facchini e tutto lo staff, comunque, si presero la loro bella rivincita l’anno successivo di fronte a tutta la città e di fronte ad uno spettatore di tutto riguardo: il Re di Svezia Gustavo VI Adolfo presente spesso a Viterbo anche per assistere ai suoi scavi archeologici. Quello del 1968 fu un trasporto perfetto, e così tutti gli altri, e i facchini, insieme a tutta la città, tirarono un bel sospiro di sollievo.
Il bellissimo e straordinario Volo d’Angeli, poi, fu ammirato per dodici trasporti fino al 1978.
Silvio Cappelli
Racconta la tua storia – le storie dei lettori
Chiediamo a tutti i lettori di raccontare ogni storia che sia interessante giornalisticamente.
Storie drammatiche o divertenti. Storie che commuovono o fanno sorridere. Storie di gioia o di dolore. Storie che fanno riflettere. Storie che sono ricordi di una vita. Storie, che vale la pena di raccontare, di vittorie e sconfitte che vi vedono come protagonisti.
Storie di sogni realizzati o di cocenti rese alla vita. Storie normali di vita quotidiana vostre, dei vostri familiari, dei vostri amici.. Storie che spesso si raccontano tra amici, ma che abbiano un valore paradigmatico. E possano essere interessanti per tutti. Insomma raccontante le vostre storie a Tusciaweb.
Storie di lavoro, sanità, istruzione, sport, vita quotidiana. Cerchiamo qualsiasi racconto positivo o negativo che secondo voi merita attenzione a Viterbo e in tutta la Tuscia.
E’ importante che le storie siano sviluppate in maniera ottimale sia sul piano del racconto che su quello della scrittura.
Basta scrivere la propria storia e inviarla assieme ad alcune foto da voi realizzate e non coperte da copyright, facendo riferimento all’iniziativa “Racconta la tua storia”. In ogni caso va inserito un proprio contatto telefonico (preferibilmente cellulare) che, ovviamente, non sarà reso pubblico.
Puoi inviare foto, video e la tua storia a redazione@tusciaweb.it.
Puoi anche usare WhatsApp con questo numero 338/7796471 senza nessun costo.
Insieme potremo fare un giornale sempre più efficace e potente al servizio dei cittadini della Tuscia. I materiali inviati non vengono restituiti e divengono di proprietà della testata. Le storie più significative verranno pubblicate.






