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Si trancia il braccio con la motosega, ma i colleghi non sanno nulla

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Fabrica di Roma – Rischia di tranciarsi un braccio con la motosega e resta invalido, ma nell’officina dove lavora c’è chi sa a malapena cosa è successo. 

L’incidente, in realtà, sarebbe avvenuto in campagna dove il datore di lavoro avrebbe avuto l’abitudine di dirottare i dipendenti nei periodi di fiacca per non far perdere loro giornate di lavoro.

È ripreso ieri davanti al giudice Silvia Mattei il processo per lesioni gravi e plurime violazioni della normativa sulla sicurezza a carico di un datore di lavoro di Fabrica di Roma e di tre dipendenti che, per coprire un infortunio, avrebbero rilasciato false dichiarazioni, secondo l’accusa.

I fatti risalgono al 7 ottobre 2011. Parte civile Roberto Pegoraro, rimasto invalido a causa dell’infortunio, assistito dall’avvocato Tania Cesarini. Si tratta di un quarantenne sposato e con una figlia adolescente, che, dopo aver rischiato di tranciarsi un braccio con la motosega, solo di recente si sarebbe visto risarcire i danni dall’Inail.

Tra i testimoni, per lo più colleghi di lavoro, che hanno spiegato come fosse prassi che il gommista titolare dell’azienda facesse fare a tutti loro lavori in campagna piuttosto che farli stare a braccia incrociate in officina.

“Ho sentito dire che c’era stato un infortunio, ma non me so niente, non mi sono interessato, non sono il tipo che va in giro a chiedere, io sono fatto così”, ha invece deposto un collaboratore del datore di lavoro, anche lui assiduo dell’officina. Affermazione che ha lasciato sconcertata la stessa giudice, incredula di fronte al disinteresse dimostrato dall’uomo a fronte della gravità dell”incidente. 

Finito in mezzo a una strada a causa della chiusura di una delle tante aziende ceramiche del distretto strozzate dalla crisi, la vittima aveva trovato un’occupazione presso il gommista, per il quale faceva all’occorrenza anche il giardiniere, l’idraulico, il falegname.
 
L’infortunio avviene proprio durante uno di quei lavoretti extra: mentre potava i rami di un albero, la motosega rimbalzò da una rete metallica al suo avambraccio, procurandogli una profonda ferita estesa dal braccio alle dita della mano, per la quale ha rischiato l’amputazione dell’arto.
Prossima udienza a luglio.


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