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“In strada col martello per impedire a persone col pisello al vento di pisciarmi sull’auto”

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Viterbo - Il bivacco quotidiano in via Orioli

Viterbo – Il bivacco quotidiano in via Orioli

Viterbo - Il bivacco quotidiano in via Orioli - Una persona piscia in strada

Viterbo – Il bivacco quotidiano in via Orioli – Una persona piscia in strada

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Gentile direttore,
le scrivo per informarla e per utilizzare rubrica “Racconta la tua storia” del suo giornale per far conoscere a tutti la mia recentissima esperienza avuta nel centro storico di Viterbo.

Sabato pomeriggio, mentre facevo manutenzioni nella mia casa, tra via Orioli e via del Pavone, si raggruppava il solito gruppo di individui, per lo più dell’est Europa ma spesso composto anche da italiani (per questo non ne faccio un discorso razzista). Hanno iniziato a bivaccare in strada dalle ore 15 circa, mangiando bruscolini e sorseggiando birra. Fino a questo punto tutto tollerabile, ci siamo abituati. Siamo abituati anche allo spaccio che sembra essere diminuito.

Verso le ore 17 e 30 i ragazzi iniziano ad avere dei bisogni fisiologici e decidono alternativamente di farli in strada, accanto alle macchine dei residenti, addosso al cinema oppure sui portoni delle abitazioni.

Il mio senso civico, mi suggerisce di chiamare le forze dell’ordine che tra le ore 18 e le ore 19 avverto e informo, chiedendo anche l’immediato intervento, perché, essendo i soggetti “alticci”, sarebbe stata meglio la presenza di personale qualificato.

Aspetto circa 30 minuti e, non vedendo l’arrivo di nessuno, decido di “sgridarli” dalla finestra. Di suggerire loro di utilizzare i servizi igienici del bar e di raccogliere quanto da loro buttato in terra.

Al mio suggerimento ne è nata una discussione che, visto che sono la persona in causa più svantaggiata poiché conoscono la mia abitazione, la mia macchina ed i miei orari, ho deciso di risolvere subito.

Sono sceso in strada per cercare di far capire loro cosa intendo dire quando dico che non devono pisciarmi sul portone. L’ho dovuto fare con un “malimpeggio”, una martellina da muratore, visto l’episodio di alcuni mesi fa. In un’analoga situazione, infatti, mi sono visto lanciare bottiglie di vetro e minacciare da un tizio armato di una bottiglia. 

Ecco oltre ai timori, ai fatti, quello che volevo comunicarvi è il mio immenso disagio di “aver dovuto fare il matto”.

Questi sono atteggiamenti che non mi appartengono…
Sabato li ho dovuti assumere tutti per l’assenza delle persone preposte, pagate anche dalle mie tasse…

Sono dovuto scendere in strada con una martellina in mano e ho dovuto discutere con un gruppo di ubriaconi per difendere il mio diritto di affacciarmi da casa e non vedere persone a pisello di fuori, al vento, pisciarmi sul portone o sull’auto.

Dopo questi fatti, ho richiamato le forze dell’ordine che avevo precedentemente contattato e li ho avvisati di quanto accaduto, perché non è assolutamente giusto. In primis per me.

Va anche detto che poco dopo aver fatto il matto, i ragazzi che bivaccavano hanno pulito tutta la strada.

Vuol dire che è giusto fare i matti? Ho avuto ragione con una martellina in mano?

Ora mi domando, è normale tutto ciò? E’ normale che esistano zone di bivacco incontrollato che esistono ormai da anni e nessuno fa niente?
Io penso che non sia assolutamente normale.

Non è normale e la responsabilità è generalizzata, ma anche da noi residenti ben identificabile.
Se non spazzano le strade, non può essere colpa d’altri….
Se esiste un bivacco incontrollato e nessuno reprime, non può essere colpa d’altri…

Noi residenti sappiamo esattamente chi non fa cosa. Quotidianamente.

Sono nato a Viterbo e da sempre ho vissuto nel quartiere del centro.
San Faustino lo conosco a memoria e fin da piccola età ho giocato per i vicoli senza paure, senza timore alcuno. Ma più passa il tempo e più le strade diventano off-limits, non si ha mai la tranquillità di passeggiare in leggerezza. Ci sono sempre persone poco affidabili e poca sensazione di protezione. Non sai mai chi puoi trovare a “bivaccare o spacciare” dietro l’angolo e si sta sempre col timore di doversi difendere da qualche possibile aggressione.

Mai avrei immaginato in vita mia di dovermi scontrare con una così forte situazione di degrado urbano e sociale.
Mai avrei pensato di provato paura nel tornare a casa oppure di provare disagio affacciandomi dalla mia finestra per la certezza di dover “condividere un degrado” che in un certo senso mi renderebbe un “complice passivo”.

La mia zona, il mio quartiere è morto quando ha chiuso il cinema, struttura che faceva passeggiare gente per le strade e che dava anche un senso d’appartenenza.
Chiuso il cinema e abbassate le serrande dei numerosi negozi che ruotavano intorno ad esso (via del Pavone, via Cairoli, via Amendola, via San Faustino, piazza della Rocca) è diventato spesso punto di ritrovo incontrollato di ubriaconi e delinquenti.

Sono anni che tra noi residenti c’è un malcontento generalizzato. Chi più chi meno ha la sensazione di un quartiere estremamente degradato. Da quando è entrata in vigore la raccolta differenziata porta a porta è impossibile vedere uno spazzino in zona.
Deiezioni animali e non, bottiglie e resti di cibo restano in strada per giorni prima che il vento o l’acqua li disperda nel selcialto.

Siamo costretti a spazzarci la strada e a proteggere quel poco del vivere civile che ancora resta…
L’amministrazione, la prefettura cosa pensano di fare?
Pensano di reprimere certi atteggiamenti oppure aspettano che anche i nuovi arrivi si integrino con queste già consolidate comunità?

Servono fatti, in maniera anche piuttosto urgente. Anche perché temporeggiando si è consolidata la “protezione fai da te” e chi più chi meno la stiamo già mettendo in atto.
Anche se moralmente sbagliato, sbagliata è spesso l’unica soluzione.

Paolo Cappelli


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