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A Viterbo la carcassa dell’auto della scorta di Giovanni Falcone

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La teca con la carcassa della Quarto Savona Quindici

La teca con la carcassa della Quarto Savona Quindici

Il contachilometri bloccato della Quarto Savona Quindici

Il contachilometri bloccato della Quarto Savona Quindici

La teca con la carcassa della Quarto Savona Quindici

La teca con la carcassa della Quarto Savona Quindici

I resti della Quarto Savona Quindici

I resti della Quarto Savona Quindici

Viterbo – A Viterbo la “Quarto Savona Quindici”. O meglio, quel che resta della “Quarto Savona Quindici”, sigla della Fiat Croma blindata sulla quale 25 anni fa viaggiava la scorta di Giovanni Falcone al momento dell’attentato passato alla storia come la strage di Capaci. Era il 23 maggio 1992.

Della vettura è rimasto intatto solo il contachilometri, bloccato sul numero 100.287. 

In collaborazione con la polizia, la “Quarto Savona Quindici” sarà esposta in città tra l’8 e il 15 luglio, durante Ombre Festival, la cui edizione 2017 si intitola non a caso “Omertà, subcultura e ignoranza”.

A venticinque anni dalla loro scomparsa, l’intero Festival sarà dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. “Uomini – si legge sulla homepage del sito – che rappresentano un patrimonio culturale e umano da difendere e diffondere”.

Le due figure saranno celebrate per mezzo di incontri con autori, dibattiti, teatro, musica, convegni, mostre e molto altro, in collaborazione con polizia di stato, Regione Lazio,  Comune di Viterbo, Fondazione sicurezza e libertà, Siulp, Osservatorio nazionale agromafie, Fondazione Polis. ed altre fondazioni e associazioni.

La carcassa della vettura su cui si trovavano i poliziotti Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani è stata riportata il mese scorso a Palermo, per la prima volta dopo 25 anni, dalla scuola di polizia di Peschiera del Garda ed è stata collocata nel giardino commemorativo realizzato a lato dell’autostrada Palermo-Catania, nel punto esatto in cui avvenne la strage.

Grazie all’iniziativa “La memoria in marcia”, organizzata dall’associazione “Quarto Savona Quindici” in collaborazione con la polizia di stato, la teca in cui è conservata l’auto durante il trasferimento ha già fatto tappa in diverse città italiane, accompagnata dalla presidente dell’associazione, Tina Montinaro, vedova del caposcorta di Falcone. 

I tre poliziotti viaggiavano nella prima delle tre auto blindate Fiat Croma che riaccompagnavano il magistrato, appena atterrato a Punta Raisi da Roma, a Palermo. L’auto era guidata da Vito Schifani, sul lato passeggero c’era Antonio Montinaro, sul sedile posteriore stava l’agente Rocco Dicillo. Falcone guidava la Croma bianca che li seguiva, e su cui viaggiava anche la moglie Francesca Morvillo e sul sedile posteriore stava l’autista Giuseppe Costanza.

Nell’esplosione, avvenuta sull’Autostrada A29 all’altezza dello svincolo per Capaci, i tre agenti morirono immediatamente, poiché la loro auto fu quella investita con più violenza dalla deflagrazione, tanto da essere sbalzata in un oliveto a più di dieci metri di distanza dal manto stradale.

Montinaro aveva 30 anni e lasciava la moglie Tina e due figli. Tina Montinaro è una delle promotrici dell’associazione vittime di mafia, e da anni gira l’Italia per parlare del sacrificio di suo marito e della necessità della lotta alla mafia.

Schifani aveva 27 anni e lasciò la moglie Rosaria Costa, 22 anni e un figlio di appena 4 mesi. Quando, nella camera ardente allestita a Palazzo di Giustizia a Palermo, l’allora presidente del senato Giovanni Spadolini si avvicinò alla vedova, lei gli disse:”Presidente, io voglio sentire una sola parola: lo vendicheremo. Se non puoi dirmela, presidente, non voglio sentire nulla, neanche una parola”.

Rocco Dicillo aveva anche lui 30 anni. In quel periodo, nel maggio del 1992, non era assegnato sempre alla scorta di Falcone. Di solito proteggeva padre Ennio Pintacuda, il sacerdote che avrebbe dovuto celebrare il 20 luglio 1992 il matrimonio tra Rocco e la sua compagna Alba Terrasi. La tragedia appena due mesi prima. 


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