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Abu Sharif: “Gli Usa dietro il rapimento di Moro”

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Parlamento - Commissione Aldo Moro - L'audizione di Bassam Abu Sharif

Parlamento – Commissione Aldo Moro – L’audizione di Bassam Abu Sharif

Parlamento - Commissione Aldo Moro - L'audizione di Bassam Abu Sharif con Giuseppe Fioroni

Parlamento – Commissione Aldo Moro – L’audizione di Bassam Abu Sharif con Giuseppe Fioroni

Parlamento - Commissione Aldo Moro - Giuseppe Fioroni

Parlamento – Commissione Aldo Moro – Giuseppe Fioroni

Roma – Strage di via Fani. “Dietro il rapimento di Aldo Moro e l’uccisione di cinque agenti della scorta, non c’erano le Brigate Rosse ma gli Stati Uniti”. A rilanciare la tesi di un coinvolgimento di forze diverse da quelle delle Br è Bassam Abu Sharif, ex leader del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, nell’audizione di ieri in commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Moro, presieduta da Giuseppe Fioroni.

Abu Sharif, storico collaboratore di Arafat negli anni ’70 e ’80, non crede che “le Br avessero la possibilità di uccidere cinque guardie del corpo, senza nemmeno ferire Moro. So – dice – quanto sia difficile colpire un bersaglio mobile. Questa è professionalità di alto livello, serve un addestramento molto elevato e chi ha rapito Moro si è addestrato a colpire almeno 10mila bersagli mobili: le Br non erano così professionali”.

Quindi, quale commando è riuscito a fermare le due auto della polizia ed eliminare cinque agenti, senza nemmeno ferire Moro? “Cia o Gladio, magari uomini dell’intelligence o da un team di forze speciali”, secondo Abu Sharif.

Quale movente ha portato all’uccisione di Moro? “Moro aveva una visione strategica per l’Italia, l’Europa e il mondo. Dopo De Gaulle, è stato il punto di svolta per tutta l’Europa. Chi lo ha ucciso ha dunque voluto uccidere la visione e l’idea di Moro”, dice Abu Sharif in commissione.

“Gli Usa – continua l’ex leader Fplp – hanno sempre sventolato la bandiera della libertà dei popoli, ma volevano sottomettere l’Europa al loro dominio. Moro, invece, voleva l’equità e questo non piaceva a una superpotenza che ha voluto fermare la corrente del cambiamento”.


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