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I bei volti degli Etruschi antichi, concluso il convegno

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Viterbo - Spazio Uni - Francesca Ceci, Rita Corsi, Pierpaolo Bricioli, Paola Corsi

Viterbo – Spazio Uni – Francesca Ceci, Rita Corsi, Pierpaolo Bricioli, Paola Corsi

Viterbo

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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – L’intervento di Francesca Ceci (sabato 10 giugno Spazio Uni via Macel Gattesco) “Sguardi profondi e profili delicati: i bei volti degli Etruschi antichi” si è svolto sotto la stella della passione per questa arcaica civiltà. 

Quale contesto poteva rivelarsi migliore dello Spazio Uni, allora, intitolato alla divinità etrusca della Bellezza e della Fertilità?

La dottoressa Ceci – archeologa dei Musei Capitolini – si è proposta con freschezza ed immediatezza, creando fin da subito un’atmosfera di grande complicità con gli ascoltatori presenti in sala.

Un disegno di Manara raffigurante l’ingresso in una casa etrusca riesce a calamitare immediatamente l’attenzione e diventa il pretesto per trascinare la platea in un viaggio a ritroso nel tempo: una donna in primo piano poggiata su di un fianco sorregge con la mano sinistra un lume, un drappeggio ne lascia intravvedere in trasparenza le belle forme, lo sguardo ammiccante invita a partecipare ad un banchetto dove si mangia, si beve, si ascolta musica e si danza.

Iniziano ad avvicendarsi sullo schermo immagini di volti femminili e maschili: la Bellezza è la risultante di un perfetto connubio tra equilibrio ed armonia delle forme – sostiene l’archeologa – e si scopre che l’antichità era un universo a colori, contrariamente a quanto teorizzato nel neoclassicismo da Winckelmann, dove il candido marmo era effigie del bello ideale.

E poi si susseguono proiezioni di scene di banchetti, cui le donne erano autorizzate a partecipare, costituendo all’interno della compagine sociale un tassello di pari dignità e importanza rispetto all’uomo; e numerose, splendide rappresentazioni di amore coniugale: la mano della sposa poggiata sulla spalla dell’uomo e quella dello sposo protesa in avanti, ad accarezzare con il palmo il mento della donna.

Dalla somma astrazione e stilizzazione dei secoli VIII e VII A.C., dove antico e contemporaneo si sfiorano sino quasi a confondersi, si arriva ad una grande caratterizzazione delle figure e ad un estremo realismo nel rappresentare un mondo pervaso da grande ottimismo: non si ha timore del futuro o della morte, l’aldilà è radioso e festoso.

Non sfugge ad Elisabetta Gnignera, fine studiosa del costume Rinascimentale e attenta ascoltatrice, che il medesimo garbo di chiome e cascata di riccioli proiettata sullo schermo può essere ritrovata in alcuni dipinti di Domenico Ghirlandaio o nella Dama con Liocorno di Raffaello, a testimonianza del fatto che l’eredità etrusca non scompare con la conquista romana, ma continua nei secoli a permeare di sé una vasta zona che comprende alto Lazio e sud della Toscana.

Oltre ad Elisabetta Gnignera, ospiti del pomeriggio organizzato da Uni Cosmesi Gianpaolo Serone di Archeoares, la poetessa Lorena Paris (Il colore dissuaso, Edizioni Archeoares, Viterbo, 2017), gli storici dell’arte Luca Salvatelli (La scienza a Roma, Viterbo, Avignone. Studi sulla corte papale tra il XIII e il XIV secolo, Edizioni Archeoares, Viterbo, 2017) e Salvatore Enrico Anselmi (Il genio di Apelle. Temi e protagonisti della pittura italiana in età moderna (155-1650), Carocci editore, Roma, 2012).

L’entusiasmante e briosa conferenza di Francesca Ceci si conclude mostrando due uomini ritratti nel tipico atteggiamento riservato alla rappresentazione dell’amore coniugale: occhi negli occhi e mano poggiata sulla spalla. Non vi è dubbio – commenta la studiosa – che ci troviamo di fronte alla raffigurazione di una coppia omosessuale, sebbene il dipinto rappresenti un unicum nel suo genere, cui viene riservata la medesima onorabilità e rispettabilità di una coppia eterosessuale. Ennesima dimostrazione che quella etrusca era una civiltà notevolmente evoluta, dotata di una forte coscienza di sé e di una spiccata identità. Queste caratteristiche le consentirono non solo di arricchirsi grazie ai commerci, vivendo in prosperità fino alla conquista romana, ma anche di accogliere in seno ad una cultura aperta alla contaminazione numerosi ed eterogenei elementi che, metabolizzati ed inglobati, ne determinano forza e vitalità. Questa è la Civiltà dalla quale Viterbo discende e dalla quale, forse, bisognerebbe ancora molto imparare.

Francesca Ceci chiude questo primo ciclo di incontri di via Macel Gattesco dedicati alla Bellezza e all’Arte. Dopo la stagione estiva, Uni Cosmesi ha già in programma un nuovo evento relativo alla danza: il Tango Argentino, ovvero passionalità travolgente ed estrema eleganza. Arrivederci a settembre, ovviamente, e rigorosamente, dopo le festività con le quali la città di Viterbo è solita onorare la sua santa patrona.

Rita Corsi
Amministrazione Uni Cosmesi della Tuscia


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