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 Una immagine di caccia selettiva al cinghiale |
 Un cinghiale |
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – È in emanazione il regolamento della caccia al cinghiale per la stagione 2017 2018.
È quanto meno assurdo, dopo il coinvolgimento dell’anno 2016 da parte dell’assessore all’agricoltura di tutti i capi scquadra di caccia al cinghiale del Lazio, quanto sta accadendo in questi ultimi mesi sull’emanando regolamento.
Dalla pratica del coinvolgimento dei protagonisti siamo passati al ragionamento di pochi non preparati interlocutori come i presidenti degli Atc del Lazio.
Gli stessi pur in presenza di una bozza presentata dall’assessorato, bisognosa di correzioni, hanno integrato la stessa con dei vincoli tali da rendere difficile la pratica della battuta.
Solo la volontà di alcuni capi squadra e questa associazione all’interno del comitato tecnico, e la tenacia di un consigliere regionale del nostro territorio hanno fermato il disastro che si stava compiendo.
Ma gli sforzi non hanno prodotto il risultato aspettato in quanto gran parte dei presidenti degli Atc hanno condiviso l’inserimento nel dispositivo di una pratica venatoria alla specie cinghiale, la girata, che potenzialmente potrebbe raddoppiare le squadre presenti depauperando le squadre attuali di unità e di figure esperte di tale pratica.
Se l’obbiettivo della regione è il contenimento della specie cinghiale il regolamento proposto va nel senso opposto.
Ad oggi le squadre presenti organizzate sul territorio con grandi sacrifici economici e fisici hanno retto grazie alla loro organizzazione fatta di uomini cani attrezzature e grande spirito di sacrificio.
La nuova pratica messa in atto, giusta nella finalità, ma errata nella costruzione non aumenta la potenzialità di contenere la specie cinghiale, ma fa diminuire il terreno disponibile alle altre tipologie di caccia presenti, con grave danno per i praticanti.
La domanda è a chi giova tutta questa situazione? di certo non ai cacciatori di cinghiale e delle altre specie.
Sicuramente mette a nudo l’incapacità da parte dei presidenti degli Atc di incidere nei confronti della regione addirittura avallando un progetto di visione di caccia che a breve termine dimostrerà i propri limiti, sia in termini di sicurezza che nel risultato finale del contenimento della specie cinghiale.
Non sarebbe stato più semplice creare dei gruppi di girata all’interno delle squadre attualmente esistenti? o ciò avrebbe disturbato la sensibilità di coloro che con la saccenza pensano di fare politica attraverso la caccia?
Il dubbio sia da parte nostra che di coloro i quali pensano che la caccia al cinghiale è una pratica che richiede attenzione per la particolarità e pericolosità è palese: chi ha consigliato l’assessore e il suo staff?
Risposta semplice, i soliti incapaci di pensare e di ragionare che sul territorio laziale gli unici a comprendere e consigliare erano è sono coloro che praticano questa attività, che invece, con furbizia e premeditazione sono stati messi da parte per fat spazio a sapienti ignoranti e novelli pilati a caccia di tesserati alle loro federazioni.
Se ci fosse dignità da parte di coloro che rappresentano questo mondo, compresi i presidenti degli Atc che hanno espresso il loro parere positivo su questo provvedimento, dovrebbero dimettersi dai ruoli che occupano e chiedere scusa a tutti cacciatori che praticano questa attività.
Consigliamo alla regione e ai presidenti degli Atc di ritornare sulle loro decisioni, e ci impegneremo con le altre federazioni che rappresentano con noi i cacciatori di fare fronte unico per far capire gli errori commessi .
Il presidente provinciale Arci Caccia
Luigi Casarin