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“Fiorita ci ha rovinato”

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Il dentista Gianfranco Fiorita

Il dentista Gianfranco Fiorita

Il processo a Gianfranco Fiorita

Il processo a Gianfranco Fiorita

L'avvocato Roberto Alabiso

L’avvocato Roberto Alabiso

Viterbo – “Ci ha rovinato”. Testimoniano in tribunale i pazienti di Gianfranco Fiorita, il dentista fuggito in Sudamerica lasciando i clienti con i ponti in bocca. E’ accusato di un’appropriazione indebita di 660mila euro.

Decine di persone si sono costituite parti civili per chiedere i danni al dentista (difeso dall’avvocato Roberto Alabiso): ex soci, ex clienti e stagisti rimasti ad aspettare invano all’aeroporto il suo arrivo. Questi sarebbero dovuti partire insieme per il Sudamerica. Fiorita, invece, partì da solo. Era il 14 ottobre 2010.

Tanti i pazienti che restarono con i lavori ai denti a metà e con le rate da pagare, dopo aver accettato la proposta di Fiorita di accendere prestiti con le finanziarie per saldare le cure. “Mi ha rovinato – dice una cliente al giudice Giacomo Autizi -. Ha iniziato il lavoro ma non l’ha mai finito, costringendomi a un’operazione di otto ore di maxillo facciale in ospedale”.

Oltre venti i testimoni ascoltati in aula, tra chi ha detto di essersi rivolto a Fiorita perché consigliato da amici e conoscenti e chi perché il dentista avrebbe stipulato una convenzione con l’azienda in cui lavorava.

La procura contesta a Gianfranco Fiorita un’appropriazione indebita da 660mila euro: somma delle quote versate dai soci e dei soldi incassati dalle società di finanziamento. Lui, invece, sostiene di esser stato costretto a scappare perché vittima di estorsione e che, in quei quasi quattro anni trascorsi principalmente in Paraguay, avrebbe vissuto arrangiandosi proprio perché senza soldi.

Gli agenti della squadra mobile lo hanno arrestato il primo settembre 2014 al suo arrivo all’aeroporto di Fiumicino, dopo quattro anni passati tra Bolivia e Paraguay.

In autunno la prossima udienza, quando verranno sentiti altri trenta testimoni dell’accusa. Nel frattempo, purtroppo, qualcuno è già morto. Dalle contestazioni (era il 2010) è passato così tanto tempo che qualche paziente è già passato a miglior vita.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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