Vignanello – Due fratelli a processo per “furto con l’ombrello” alla biglietteria della stazione di Vignanello. Ma siccome l’ombrello non si trova, dopo oltre quattro anni se la cavano con l’assoluzione.
I fatti risalgono a mezzogiorno del 13 aprile 2013. Il capostazione si era allontanato un momento per risolvere un problema alla sbarra del passaggio a livello e la coppia ne avrebbe approfittato per rubare la cassetta di metallo contenente i soldi dei biglietti, appoggiata in bella vista sul tavolo, dietro lo sportello di vetro dell’ufficio.
Come? Secondo l’accusa, mettendo in atto una geniale diavoleria. Non resistendo alla tentazione, ma essendo la cassetta troppo lontana per prenderla con le mani, uno dei due avrebbe infilato nella feritoia dello sportello il manico di un ombrello, riuscendo così a tirare verso di sé lo “scrigno del tesoro” per poi scappare col malloppo. Cento euro.
Peccato che alcuni testimoni li abbiano riconosciuti e – una volta scattato l’allarme – abbiano riferito i loro sospetti alla locale stazione dei carabinieri, comandata dal maresciallo Alfredo Vitelli, raccontando della coppia e del particolare dell’ombrello, infilato in maniera fulminea da uno dei due sotto il vetro.
“Abbiamo capito subito che dovevano essere i due fratelli di origine georgiana residenti nel paese, già noti alle forze dell’ordine, ma appartenenti a una famiglia di persone non cattive”, ha spiegato ieri il comandante Alfredo Vitelli al giudice Giacomo Autizi, all’ultima udienza del processo per “furto aggravato dall’utilizzo di un mezzo fraudolento”.
Fatto sta che la madre, non appena sentito che i figli si erano messi nuovamente nei pasticci, dopo averli redarguiti, li avrebbe messi alle strette e costretti a restituire il bottino per evitare di peggiorare la situazione.
Così uno è andato dal capostazione il giorno stesso e gli ha restituito 80 dei 100 euro dell’incasso. Non è dato sapere che fine abbiano fatto gli altri venti. L’altro fratello, invece, è andato in caserma il giorno successivo e ha restituito al maresciallo Vitelli la cassetta di metallo dove erano contenuti i denari.
Inevitabile, di fronte a tali prove, la denuncia a piede libero per furto aggravato della coppia. Furto aggravato per l’appunto dall’utilizzo dell’ombrello, del quale però – in sede di dibattimento – non è stata trovata traccia, come hanno sottolineato i difensori Roberto Fava e Anna Paradiso. Nessuno dei testimoni lo avrebbe visto, tantomeno è stato sequestrato nel corso delle indagini ed è stato acquisito tra le prove.
E’ finita bene per entrambi gli imputati. La pm aveva chiesto che venisse condannato a quattro mesi e 250 euro di multa solo il più giovane della coppia, il fratello che ha riconsegnato la cassetta, prova provata del furto.
Il giudice ha assolto entrambi, anche il più giovane, decidendo la non punibilità per la particolare tenuità del fatto, sottolineando che il processo aveva fatto cadere l’aggravante del mezzo fraudolento. Ammesso che sia stato lui a rubare, avendo restituito lui la cassetta ai carabinieri, durante il dibattimento non è emersa prova che lo abbia fatto con l’ombrello. No ombrello, no condanna.
