Bolsena – Aveva una profonda ferita in testa Giuseppina Casasole, la 60enne di Bolsena che sarebbe stata spinta oltre il ciglio di un burrone a Limone Piemonte, in provincia di Cuneo.
Un omicidio volontario per gli inquirenti, di cui è accusato il 19enne Samuele Viale, in carcere da mercoledì scorso. Avrebbe confessato, raccontando di aver agito, il 30 maggio scorso, in preda alle allucinazioni da lsd: “Avevo una voce in testa che mi diceva di buttarla giù”. Poi il violento calcio alla schiena, mentre la vittima, uscita nel primo pomeriggio per una passeggiata col cane, stava raccogliendo dei fiori.
Nelle scorse ore il gip del tribunale di Cuneo ha accolto la richiesta di incidente probatorio della pm Carla Longo: uno psichiatra dovrà valutare la capacità di intendere e di volere del ragazzo. Il pubblico ministero ha inoltre chiesto una perizia sugli abiti indossati da Viale e dalla vittima per cercare tracce biologiche. L’obiettivo è far luce e ricostruire, con precisione, cosa sia successo il pomeriggio di quindici giorni fa.
Casasole, ritrovata senza vita dopo ore, avrebbe avuto una profonda ferita in testa, che potrebbe essere compatibile con il volo di cinquanta metri. Ma la procura vuole fare chiarezza su probabili retroscena, per questo attende l’esito dell’autopsia sul corpo della donna.
Le edizioni locali della Stampa e Repubblica avanzano l’ipotesi della vendetta, dopo alcune frasi della 60enne contro i giovani di Limone Piemonte. Qui vive anche Viale che, stando sempre ai due quotidiani, conosceva la figlia della vittima.
Intanto proseguono anche le indagini dei carabinieri. Al momento non ci sarebbero altri indagati, ma i militari starebbero ricostruendo gli ultimi spostamenti di Viale. L’obiettivo è chiarire con chi il giovane abbia avuto contatti nei giorni in cui ha raccontato di aver assunto droga e di aver sofferto di allucinazioni.
Nelle ultime ore è stato chiuso il profilo Facebook del 19enne, sommerso da centinaia d’insulti dal giorno dell’arresto.

