Viterbo – “Sparal’n faccia”. Sparagli in faccia. E’ l’ordine che Emanuele Sibillo dà al suo sicario. Sono in un locale. Sibillo ha appena chiesto una sigaretta a un ragazzo. Gli ha messo le dita nel taschino e gli ha detto: “Dammi ‘sta sigaretta”. Ma il giovane lo blocca. “Oh, ma non sei il re di Napoli? Compratele le sigarette”. In un secondo, Sibillo si gira. “Sparal’n faccia”. Chi gli è dietro impugna la pistola e aziona il grilletto. Il ragazzo muore all’istante. Per niente.
Multimedia: video – Roberto Saviano apre Caffeina 2017 – Saviano e ancora Saviano
“Questo succede quotidianamente, in molte parti del Paese. Ma non ne sentirete mai parlare in un dibattito politico”. Roberto Saviano il pubblico di piazza san Lorenzo lo gela subito, nella serata d’apertura del festival Caffeina. La paranza dei bambini è il suo ultimo romanzo. Di paranze, i gruppi criminali di ragazzini che controllano alcuni quartieri di Napoli, Saviano scrive da tempo. Ma è stata l’inchiesta di John Woodcock, sostituto procuratore a Napoli, sulla paranza di Forcella a ispirargli il protagonista. Nicolas Fiorillo, per tutti Maraja.
“Paranza – spiega Saviano – sono le barche che di notte escono per pescare. Con le lampare ingannano i pesci che, vedendo questa luce e pensando sia il sole, si catapultano a prendere il plancton. Invece è tutto finto. Dietro di loro ci sono le reti, che li tirano su. In gergo criminale, invece, le paranze sono gruppi di uomini che vanno a pesca di esseri umani da ammazzare”.
Nicolas Fiorillo è tutti i capi paranza. Nicolas Fiorillo è anche Emanule Sibillo, boss di Forcella ucciso a 19 anni. “Era diventato capo paranza a 16 anni – racconta Saviano -. Era brillante. A scuola lo bocciavano, ma perché non ci andava. Quando ci andava, era forte. Lo hanno ammazzato a 19 anni. Un cecchino, da un tetto, gli ha sparato alla schiena. Questa, signori, è la nostra Repubblica. Non il Kenia, non il Sudan, non il Salvador”.
Dopo l’omicidio, i paranzini dedicano a Sibillo un video e lo postano su Youtube. Ieri Saviano lo ha mostrato in piazza. Nel filmato una ragazza compare all’improvviso. E’ in sella a una Vespa. Ride, urla. “Ha giurato”. Un’espressione antica. Ovvero, mi ha promesso che mi sposerà. Ricomincia la musica. Eros Ramazzotti canta E’ per te. La ragazza è la giovanissima fidanzata di Sibillo. Avranno due figli. “Ma il secondo – dice Saviano – Sibillo non l’ha mai visto. Lo hanno ammazzato prima. Sibillo si aspettava di morire. A 18 anni su Facebook, pubblicamente, aveva scritto alla mamma: ‘Non credo di arrivare a 20 anni’. E così è stato”.
I paranzini sono un mondo replicato, ma complesso. Con codici, riti, ossessioni. La prima è quella dei soldi. “Fare soldi in breve tempo, e in breve tempo morire – sottolinea Saviano -. ‘Morire a 90 anni, centenario. A 20 anni, leggendario’, è una frase che ripetono spesso. Sono fissati con lo champagne. Quel dannato Moet & Chandon sta sempre sulle loro bocche. Sibillo diceva: ‘Noi siamo come lo champagne. Una volta che hai tolto il tappo, non lo puoi più rimettere. Dobbiamo uscire'”.
Il video per Emanuele Sibillo postato su Youtube dopo l’omicidio
Saviano racconta “un pezzo di storia del nostro Paese. Una storia difficile da riconoscere come propria. Ma per me – dice – narrarla è un obbligo. Lo faccio quasi come farebbe un testimone di Geova. Se non avessi una piazza, verrei casa per casa. Citofonerei e direi: ‘Scendete un attimo, vi devo raccontare una storia’”. E la seconda storia che Saviano racconta è sul rapporto Isis, ‘ndrangheta e camorra.
“L’Isis è il simbolo dei cattivi di periferia. Non perché siano islamici, ma perché è segno di forza. Di gente che spar’n faccia, che non ha paura di niente, che vuole la vostra morte perché gli state sulle palle – spiega Saviano -. L’Isis non è semplicemente l’espressione di una religione. La maggior parte dei jihadisti dell’Isis viene da esperienze criminali. La prima voce di Pil del califfato è il contrabbando di petrolio. La seconda, droga e anfetamina. Tutta l’erba che si fuma a Viterbo e a Roma viene da Lazarat, dall’Albania. E le piantagioni di Lazarat sono controllate dall’Isis. E quell’erba che qui viene venduta e fumata, è trattata da ‘ndrangheta e camorra”.
E la religione? “C’entra molto poco – sottolinea Saviano -. Certo, il Corano c’entra, ma molto poco. C’entrano organizzazioni criminali. Ragazzini che vogliono crepare giovani. Ecco, i jihadisti suicida ci sembrano più vicini. I paranzini muoiono a 15, 17, 21 anni. E i jihadisti si fanno saltare in aria alla stessa età. Hanno lo stesso percorso di morte. Tante storie lontane, se approfondite, se scavate, le troviamo vicine. Vicinissime. Più vicine di come ce le raccontano”.
Il video di Roberto Saviano a Caffeina
Saviano gela il pubblico, di nuovo. In sottofondo due canzoni di alcuni rapper napoletani: Enzo Dong e Moderup. L’ultimo pezzo di questi ultimi, un duo, si intitola Venezuela. E ora il Venezuela che c’azzecca? “Il crac economico venezuelano – dice Saviano – sta inondano questo Paese, l’Italia, di cocaina venezuelana. La coca delle piazze romane è venezuelana. Queste sono le storie che, quotidianamente, dovrebbero essere al centro del dibattito politico.
Una volta capito tutto questo si inizia a guardare il mondo diversamente. Magari si diventa più tristi, più arrabbiati. Ma una cosa è fondamentale: non diventare mai qualunquisti. Ovvero pensare di capire il mondo da un post o leggendo due articoletti. Bisogna fermarsi e capire. Bisogna scendere nella ferita, profondamente”.
Raffaele Strocchia







