Viterbo – Lo hanno rincorso da via del Ganfione a via Valle Piatta, a due passi da piazza del Comune e da san Pellegrino. La vittima, uno studente universitario di 25 anni, ha implorato al branco di fermarsi. Sono uno contro nove, o forse di più. All’altezza di via della Pescheria, la stradina che porta a via Ascenzi, i primi calci e le prime ginocchiate. Mirano al volto e all’addome. La vittima prova a difendersi, a parare i colpi con le mani, ma non ci riesce. Gli lanciano una serie di oggetti e, terrorizzato, scappa.
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Sono le 2,41 del 25 febbraio. Del sabato di Carnevale. La vittima indossa una maschera. Stava festeggiando le lauree in un locale poco distante dal luogo del pestaggio. Ma quando passa davanti alle telecamere di sorveglianza di un’abitazione privata, le stesse che hanno permesso agli agenti della Digos di individuare sei degli aggressori, è a torso nudo. Il 25enne durante il pestaggio ha perso i vestiti, o gli sono stati strappati. Dolorante, corre a fatica verso il Sacrario. Due passi e viene strattonato da uno del branco.
Dai filmati si vedono tre giovani, di cui due incappucciati, brandire altrettante cinture. La vittima viene atterrata con una raffica di pugni, cinghiate e calci. Talmente violenti che, dopo, qualcuno degli aggressori zoppica vistosamente. I loro colpi mirano alla testa, all’addome, alla schiena e alle gambe del 25enne che, inerme, è rannicchiato su se stesso. A terra. Ma non è finita. Il suo volto viene schiacciato più di dieci volte sotto la scarpa di un aggressore, che con violenza spinge il piede dall’alto verso il basso. E ancora calci, pugni e cinghiate. Sei provengono dalla stessa persona, che sembra non volersi fermare. E’ un compagno a doverlo portare via, ma mentre viene trascinato tira alla vittima un ultimo calcio in testa. E poi uno, violentissimo, in pieno volto.
Il 25enne è esanime, in un lago di sangue. Ma per il branco non è abbastanza. Arriva l’ultimo gruppo. Tre ragazzi. Uno lo colpisce sei volte con il tergicristallo di un’auto, brandito come una spranga, sulla schiena. L’ultima cinghiata e l’ultimo calcio in testa. Un massacro durato sessanta, interminabili, secondi. Per la vittima cinquanta giorni di prognosi. Viene portata al pronto soccorso con trauma cranico, naso rotto e centinaia di lividi su tutto il corpo, soprattutto sul volto.
Per questo pestaggio, scaturito da futili motivi, in quattro sono stati arrestati per lesioni gravissime in concorso. Due sono indagati a piede libero, ma le indagini della Digos di Monia Morelli, coordinata dal sostituto procuratore Fabrizio Tucci, non sono ancora finite.



