Viterbo – E’ indagato per omicidio colposo l’autista del bus Cotral che venerdì si è schiantato contro uno scooter al chilometro 3,600 della Teverina. Nell’impatto, violentissimo, poco dopo il bivio per il carcere di Mammagialla, ha perso la vita il pensionato Giancarlo Ambrosi, scaraventato con il suo Malaguti Madison grigio, dall’altra parte della strada, in una cunetta ai bordi della carreggiata.
Fotocronaca: Scooter contro autobus, un morto – slide
E’ stata la pm Paola Conti, titolare dell’inchiesta, a iscrivere l’autista Cotral nel registro degli indagati. Ma è un atto dovuto. Le cause e le dinamiche dello schianto sono ancora d’accertare e solo l’autopsia, eseguita sul cadavere di Ambrosi lunedì al cimitero di san Lazzaro, potrà dire se il pensionato sia morto per un malore appena prima dell’incidente o per le ferite riportate nell’impatto contro il bus. Ma la perizia del medico legale Daniele Piergiovanni non verrà depositata prima di sessanta giorni.
Nemmeno il tempestivo intervento del 118 è riuscito a salvare, venerdì, poco dopo le 13, la vita ad Ambrosi: i medici, arrivati sul luogo della tragedia, non hanno potuto far altro che constatarne la morte. In pochissimi minuti il chilometro 3,600 della provinciale si è riempito di agenti della Polstrada e vigili del fuoco. Ma il primo soccorritore è stato un viceispettore della polizia penitenziaria che, libero dal servizio, era in sella alla sua moto proprio su quel tratto di strada. Resosi conto della gravità dello schianto ha iniziato a dirigere il traffico fino all’arrivo delle volanti e, insieme agli agenti del nucleo traduzioni e piantonamenti, ha identificato vittima, autista e testimoni.
Sulla Teverina è ancora visibile la lunga frenata dell’autobus 7897, distrutto nella parte anteriore sinistra. Sull’asfalto, subito dopo lo scontro, lo specchietto e il contachilometri divelti dello scooter. Una bottiglietta d’acqua, i guanti e il cappellino blu indossati da Ambrosi.
Un’intera vita dedicata al servizio degli altri quella di Giancarlo Ambrosi, 71 anni. Prima della pensione aveva lavorato per anni con una delle più note ditte di materassi del capoluogo. Poi, da grande appassionato della palla ovale qual era, ha fatto servizio al campo da rugby. Da un paio d’anni faceva parte della confraternita di san Giuseppe della parrocchia della sacra Famiglia. Ha lasciato, improvvisamente, l’amatissima moglie Francesca e i figli Manuela, Roberta e Federico.
“Una presenza silenziosa, instancabile e generosa la sua – lo ricorda, commosso, don Luca Scuderi -. Da anni era un collaboratore della parrocchia. Una di quelle presenze silenziose, di cui ti accorgi ancora di più quando vengono a mancare. Una colonna portante, anche se svolgeva un servizio umile. Ma era proprio lui, il nostro instancabile e generoso Giancarlo, che curava il giardino della parrocchia. Ne andava orgoglioso. Era il ‘suo’ giardino e ci teneva che fosse apprezzato da tutti. E lo era davvero. Voleva fosse il più bello. Se c’era un rimprovero che dovevo fargli, era che lavorava troppo”.




