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“Recuperare acqua non facendo funzionare i dearsenificatori è ‘l’ultima ratio'”

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Acqua

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Viterbo – “Recuperare acqua non facendo funzionare i dearsenificatori”. Giancarlo Daniele, responsabile della segreteria tecnica dell’Ato, la definisce ‘l’ultima ratio’ di fronte a una vera emergenza idrica. Un’alternativa al razionamento dell’acqua da adottare, nella Tuscia, solo in condizioni estreme. Al momento, la procedura non attiva nella provincia.

“L’emergenza idrica – dice l’ingegnere Daniele – riguarda, in questo momento tutta l’Italia. I potabilizzatori, per funzionare correttamente, hanno bisogno di una quantità di acqua per il controlavaggio dei filtri che viene, dunque, ‘buttata’ per questa operazione.

Come ultima ratio, se la situazione dovesse diventare insopportabile, previa campagna di informazione, ordinanze di non potabilità e allestimento di servizi ausiliari di distribuzione di acqua potabile, come autobotti o casette dell’acqua, si può recuperare una parte della portata non usando l’acqua per il lavaggio dei filtri.

Di conseguenza, non facendoli funzionare secondo la loro procedura. Ma ripeto, ci dovremmo trovare di fronte a una situazione di estrema emergenza con l’Asl, l’Arpa e l’istituto di sanità che convergono su questa ipotesi, reputandola il male minore”.

Si avrebbe, è vero, acqua con arsenico. “Sarebbero però garantiti gli usi sanitari e non quelli potabile. E’ una scelta e penso che, per un cittadino, non avere acqua è forse peggio che averla per un periodo limitato e contingente nelle condizioni presistenti. E poi è quella di sempre, non peggiore di quella che è stata usata fino allo scorso anno“.

A giorni, per discutere su possibili soluzioni, è stato convocato un tavolo in prefettura. “Servirà a individuare iniziative per razionalizzare l’acqua. C’è un decalogo di possibilità di intervento e questa dei dearsenificatori è l’ultima. Inoltre conclude Daniele – se ne è discusso anche in altri Ato laziali, perché non siamo gli unici che stanno in questa condizione, anzi, forse noi siamo quelli che stanno meno peggio”.


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