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Recuperati sette dipinti delle tombe etrusche di Tarquinia

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Tarquinia - Etruschi - L'affresco della Tomba dei Leopardi

Tarquinia – Una tomba etrusca

Alfonsina Russo

Alfonsina Russo

Tarquinia – Recuperati sette dipinti delle tombe etrusche di Tarquinia. A rientrare in possesso dei preziosi reperti sono stati i carabinieri di Monza. “Erano stati rubati da qualche tombarolo e sono entrati in una collezione privata svizzera”, dice la soprintendente Alfonsina Russo al Giorno.

I dipinti erano in casa di un collezionista monzese che, ignaro della provenienza illegittima dei beni, ha acquistato parte di una collezione più ampia nelle mani di un cittadino svizzero, attraverso una casa d’aste americana per 400 mila dollari. I reperti archeologici sarebbero stati trafugati dai tombaroli tra gli anni ’60 e ’80 da una tomba in ambito tarquinese, risalente al quinto-sesto secolo avanti Cristo.

I preziosi reperti stanno per tornare a casa. Al Giorno Alfonsina Russo, soprintendente ad archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, fa sapere che si sta “organizzando, proprio in questi giorni, il trasferimento”.

“Abbiamo grandi progetti – spiega Russo -. I reperti arriveranno a Roma dopo la metà di giugno. Lì verranno analizzati e studiati, verosimilmente bisognerà anche restaurarli, perché molto probabilmente sono stati grossolanamente ridipinti in tutti questi anni di assenza. Nulla è perduto – avverte però la soprintendente -. Le ridipinture operate da qualche mercante d’arte verranno eliminate e i dipinti restaurati, poi protremo organizzare una mostra a Roma con un workshop per inquadrare meglio questi tesori”.

Russo spiega al Giorno che “questi dipinti non fanno parte di un fregio continuo, ma sono stati sottratti in più punti. Rappresentano un corteo funebre con danzatori e musicisti aperto da un personaggio importante munito di un bastone di comando, esponente altolocato dell’aristocrazia tarquiniese. Speriamo che questo recupero sia di monito. Negli anni ’60 e ’70 c’è stata una grande dispersione di reperti archeologici. Si era creata una rete internazionale per il loro smercio. Chissà quanti pezzi sono finiti in ville private. È bene però che riemergano. Ringraziamo i carabinieri”.


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