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Viterbo – (sil. co) – “Comunicazioni formali non ce ne sono”. Così l’assessore alle attività produttive Sonia Perà risponde alla domanda: “Ha davvero chiuso definitivamente Schenardi, è vero che Primo Panaccia ci ha messo una pietra sopra?”.
Il diretto interessato ieri sarebbe stato alle prese con una serie di riunioni fiume. Irreperibile, da mane a sera. Ma corre voce che vada dicendo in giro “basta, stavolta non si torna indietro”.
Per saperne di più, l’assessora ha interpellato non Panaccia, ma gli uffici. Viene il sospetto che i rapporti tra la pubblica amministrazione e l’attuale gestore non siano idilliaci. “Formali comunicazioni relative alla chiusura non ce ne sono – spiegava nel tardo pomeriggio di ieri Sonia Perà – certo è che, se fosse vero, sarebbe un dispiacere per la città. Si tratta di un locale importante e storico, di cui si capiscono le difficoltà, anche date le dimensioni. Se non fanno utili, non si possono tenere aperti”.
Ammette l’assessore che per il centro storico non è un bel periodo: “Soffre e sta soffrendo. Per questo si stanno facendo e si faranno cose. In primis il piano per il commercio”.
Ci tiene a ricordare la convocazione del tavolo già fissata per l’11 luglio: “Noi andiamo avanti con il piano per il commercio. Alla prossima riunione, puntiamo a fare una panoramica, a scattare una fotografia quanto più completa del tessuto di Viterbo, dal punto di vista commerciale, dentro il centro e fuori del centro”.
Okay. Ma Schenardi? Per Sonia Perà tra i punti deboli c’è il target. “A Viterbo l’accusa è che il centro storico pulluli fin troppo di attività di somministrazione, ma va detto che se ci sono tanti bar, tanti locali è perché godono di un certo sviluppo. Schenardi per giunta è unico, un altro salotto come lo storico caffè non c’è, in una posizione ottima e di transito come il corso. Potrebbe essere un problema di target”.
L’assessore, dal canto suo, non intende assumersi alcuna colpa. “Non è facile dialogare con Primo Panaccia – dice senza girarci intorno – Schenardi, che piaccia o no, è un locale privato, una proprietà privata, eventuali incentivi non possono essere economici. Si può provare a fare delle cose concordate, tipo come abbiamo fatto con le associazioni dei commercianti, con ‘Facciamo centro’ o alti con cui abbiamo creato eventi. Capisco che alla base debba esserci una produttività. Nel caso dell’attuale gestore, sappiamo che anche altre sue attività stanno risentendo della crisi. Ma movimento di persone e flusso di turisti ci sono, sono aumentati sensibilmente negli ultimi tempi”.
Un paio di mesi fa, dopo l’ennesima chiusura, Panaccia ci aveva riprovato. Sembrerebbe, dati gli esiti, con scarsi risultati. Tra le segnalazioni giunte in questi giorni in redazione spicca quella di un lettore inviperito che, trovate le serrande abbassate, se la prende con l’amministrazione comunale: “Possibile che il Comune non abbia un minimo di orgoglio per fare in modo che uno dei punti di ritrovo più famosi nel mondo non debba essere di nuovo chiuso? E’ una vergogna”. Sabato voleva portare a pranzo al Gran Caffè del Corso degli amici inglesi.

