Viterbo – “Lo hanno definito un memoir. Ma è un racconto di più mondi. I Sessanta del boom economico. I violenti Settanta. Gli Ottanta da bere”. Enrico Ruggeri nel salotto di piazza San Lorenzo si racconta. Ospite per la seconda volta consecutiva di Caffeina, il cantautore, ieri sera, ha presentato l’autobiografia “Sono stato più cattivo”, scritta per i suoi 60 anni.
“Non sono mai andato in analisi – ha affermato Ruggeri -. Ho esorcizzato i miei fantasmi, i miei demoni, le mie debolezze e le mie incongruenze attraverso la scrittura. Scrivere canzoni mi ha salvato la vita e anche scrivere questo libro mi ha permesso di fare chiarezza. Anche se è stato molto duro”.
Dal difficile rapporto con il padre alle grane politiche. Dai contrasti con le femministe ai “guai” giudiziari passati per uno spinello, per poi essere assolto. Dalla voglia di sfuggire alle mode dell’epoca al sogno di sfondare nella musica seguendo la via più difficile, quella del punk, fino ad arrivare a Sanremo.
Ruggeri ha parlato per oltre un’ora a 360 gradi. Della sua vita, dell’evoluzione del modo di fare musica e del mondo della discografia.
“In passato gli artisti facevano le cose migliori a fine carriera – ha sottolineato –. Oggi accade il contrario. La maggior parte produce le cose migliori all’inizio. Un volta ottenuto il successo si amministrano. E questo è anomalo, perché normalmente si tende a migliorare e non a peggiorare. Il denaro in questo ha un ruolo negativo”.
Quindi in cenno alla televisione, con la conduzione di numerosi programmi negli ultimi anni. “Fino a dire basta perché non ero più capace di controllare i meccanismi del sistema“, ha detto il cantautore. Per poi passare alla radio, alla scrittura di libri e alla pubblicazione di nuovi album. Insomma un Ruggeri sempre controcorrente, consapevole che si deve continuare ad andare avanti spinti dalla curiosità e dalla passione.
Daniele Aiello Belardinelli
Tusciaweb Academy









