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“Sono un prete un po’ bastardo…”

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Viterbo - Don Antonio Mazzi a Caffeina

Viterbo – Don Antonio Mazzi a Caffeina

Viterbo - Don Antonio Mazzi a Caffeina

Viterbo – Don Antonio Mazzi a Caffeina

Viterbo – “Sulla fede sono un prete un po’ bastardo. Ma un papa così mi fa dire che lo spirito santo esiste sul serio”. Don Antonio Mazzi e il suo elogio a papa Francesco alla presentazione ieri sera a Caffeina del libro Dio perdona con una carezza.

Gallery: Don Mazzi, Matteo B. Bianchi e Geppi Cucciari

“A miei ragazzi dico che sono un uomo di speranza. Sulla fede però sono un prete un po’ bastardo – ha affermato don Mazzi -. Vivere in mezzo al dolore e vedere la gente soffrire in modo ingiusto mi fa star male. Allora ogni tanto guardo in alto e dico: senti Signore devi proprio far stare male così questa gente. La mia fede traballa ma vince la speranza. Quando in soli due giorni hanno eletto papa Bergoglio, vuol dire che lo spirito santo esiste sul serio”.

Spiazzante e controcorrente, come sempre, don Mazzi si è raccontato, ieri sera, al pubblico del cortile Holden per presentare Dio perdona con una carezza. Il dizionario di Papa Francesco. In piedi al centro del palco, don Mazzi, con vitalità e forza, elogia papa Francesco e la sua rivoluzione che sta cambiando la chiesa.

“Ho conosciuto Bergoglio quando era cardinale a Buenos Aires – ha detto –. In un quartiere di 90mila abitanti senza fogne e senza strade. Con una scuola di 4500 ragazze nella quale girava la ‘roba’ per quattro soldi. Seguo Bergoglio soprattutto quando non fa il papa. Ha un vocabolario che non è ecclesiastico. Non ha il vocabolario del teologo e non ha quello. È gesuita con la g maiuscola”.

Sul Vangelo e sulla sua centralità nell’agenda del pontefice. “È il libro più rivoluzionario della storia. Spesso i preti lo hanno fatto diventare un libretto per vecchiette e gente che non capisce niente – ha aggiunto -. Nella parabola del figliol prodigo, come è possibile che un padre si comporti così. Anche io ho delle persone che mi fregano e so cosa vuol dire quando tornano indietro. Alcune volte non li ho ripresi. E quando ho sentito Bergoglio parlare di misericordia, quella giusta, mi sono detto: Mazzi cosa fai. Il Vangelo vero vuole una società diversa. Se lo usiamo solo in chiesa e non fuori, quello non è il Vangelo. Abbiamo finalmente un papa che ha avuto il coraggio di dire queste cose”.

Il papa deve essere un prete. “Quando è andato a Milano, è venuto a fare il parroco visitando quartieri e bussando le porte nei condomini”, ha evidenziato don Mazzi per aggiungere: “Avete mai sentito dire ad altri papi sono venuto a fare il parroco?” E ancora: “Quello che mi affascina di più è il suo guardarti in faccia come se esistessi solo tu. Riflettete su quante rogne ha dentro il papa. Eppure ti guarda senza pensare ad altro. In quel momento ti accorgi che esisti veramente”.

Un linguaggio, quello di Francesco, che ha rimesso al centro della vita del cristiano gli esclusi, anche peccatori e non credenti. Come per don Mazzi, paladino degli emarginati. “Cristo ha preso dodici scartini cambiando il mondo. Su dodici ne ha sbagliati quasi due: uno lo ha sbagliato sul serio, anche se si è compiuta la volontà del Signore. L’altro chiacchierone e un po’ sbruffone è diventato papa. Se c’era uno che non si doveva fare papa, era proprio Pietro”, ha concluso don Mazzi.

Daniele Aiello Belardinelli
Tusciaweb Academy


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