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Viterbo – Supermercati che aprono e chiudono in continuazione, per la guardia di finanza alla base c’è una frode fiscale.
Si è aperto così, giovedì, davanti al giudice Giacomo Autizi il processo alla titolare di una società specializzata in media e grande distribuzione. Una società con sede prima a Viterbo, poi a Manciano, infine a Padova. Secondo la finanza per far perdere le tracce. Per questo la legale rappresentante, una viterbese, è accusata di una presunta evasione d’Iva superiore ai 270mila euro e di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi nel biennio 2008 e 2009.
Le indagini, scattate nel giugno 2014, sarebbero nel frattempo tuttora in corso e si sarebbero ampliate ad altre società legate allo stesso giro, la gestione per l’appunto di supermercati. Supermercati cha aprono, chiudono e falliscono in modo sospetto secondo le fiamme gialle.
Una vicenda spinosa. Abbastanza per scatenare un duro botta e risposta in aula tra un maresciallo del nucleo tributario della finanza e il difensore Marco Russo, che col collega Luigi Profili assiste l’imputata.
Per la difesa c’è solo l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi. Per la finanza, assieme all’Iva evasa, si tratta solo della punta dell’iceberg. “Alla base c’è una frode fiscale – ha ribadito il finanziere – creare supermercati e buttarli via, non pagando la merce, non pagando l’Iva e vendendo per questo i prodotti a prezzi più competitivi. Poi si cambia sede alle società, con indirizzi fittizi per non farsi trovare e il gioco è fatto”.
Nel caso specifico la segnalazione sarebbe partita dal curatore fallimentare, che non ha trovato le dichiarazioni dei redditi della società per il 2008 e il 2009. Dopo quasi un decennio, i fatti relativi al 2008 sono prescritti. Restano in piedi solo le accuse relative al 2009. Secondo la finanza, calcolando costi e ricavi, la società facente capo alla donna, non presentando la dichiarazione dei redditi, avrebbe evaso oltre 83mila euro di Iva.
“Non è vero – hanno spiegato il difensore Russo e il commercialista Angelo Landi, sentito come consulente – la finanza ha calcolato come costi solo la merce, ma sul libro giornale sono indicati anche 26mila euro di affitti e 60mila euro di personale, costi che sarebbe stato facile verificare. Bastava un controllo perché l’imputata risultasse sotto soglia. Nessuna frode fiscale, anzi, nel 2009 i costi, ai fine dell’Iva, hanno superato i ricavi. La fattispecie dell’omessa dichiarazione dei redditi si avvera, ma non il quantum”.
Discussione e sentenza il 19 ottobre.

