Viterbo – (g.f.) – Un viaggio nel fascino nascosto di Viterbo. L’idea è venuta a tre privati e adesso vorrebbero diffonderla e aprire luoghi per molti sconosciuti, ai visitatori.
Un tour nella città segreta. Partendo dal frantoio Matteucci, storico, al cui interno a Pianoscarano, sono conservati macchinari antichissimi e cimeli della Seconda guerra mondiale, nel rifugio all’epoca utilizzato da alcune famiglie viterbesi. Una vera miniera di storia.
A poche decine di metri, la residenza medioevale L’Incontro, oggi guest house, nei sotterranei racchiude memorie del passato, antichi passaggi e costruzioni che risalgono a ben prima che il palazzo fosse edificato.
Poco distante, sempre a due passi da piazza San Pellegrino, la cantina di Renato Petroselli. “C’è molto da fare – spiega Petroselli – Viterbo potrebbe diventare un parco archeologico naturale, perché nei fatti lo è già.
Occorre solo mettere insieme posti come questi, in un circuito turistico. Il frantoio già oggi è anche un museo. Mario Matteucci è l’anfitrione che porta alla scoperta dei tesori custoditi all’interno. Fa riaffiorare alla memoria ricordi di quando in zona si lavorava la canapa.
Ci sono i macchinari, alcuni ancora funzionanti. La vicina residenza medioevale, invece, è stata restaurata dalla famiglia Zanon, che se ne è innamorata e dopo avere acquistato l’immobile lo ha restaurato e reso fruibile.
Le camere ai piani superiori e una serie di cunicoli e spazi nei sotterranei, resi fruibili e visitabili. Non resta che farli conoscere e renderli visitabili.





