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“Un evento imprevedibile…”

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Tarquinia - L'ospedale

Tarquinia – L’ospedale dove è nata Viola il 30 giugno 2012

Civitavecchia – “Un evento imprevedibile”, secondo i consulenti delle difese.

Sarebbe morta per colpa del fato e non per colpa di ostetriche e ginecologi la piccola Viola, la figlia primogenita di una coppia di Vetralla nata all’ospedale di Tarquinia il 30 giugno 2012 e deceduta dopo sette ore di agonia.

Lo hanno detto i consulenti di parte di tre dei quattro sanitari tuttora sotto processo davanti al giudice Sandro Saba del tribunale di Civitavecchia con l’accusa di omicidio colposo. 

Secondo l’accusa sarebbero dovuti intervenire prima con un cesareo, invece di estrarre la piccina con la ventosa all’ultimo momento, con il cordone ombelicale stretto attorno al collo. Imputati sono i due medici e le due ostetriche di turno il giorno della tragedia. Se avessero visto i segni di sofferenza fetale, Viola avrebbe potuto essere ancora viva e oggi starebbe per festeggiare cinque anni. 

Non la pensano così i consulenti della difesa, secondo i quali quello che è successo era del tutto imprevedibile e la morte della neonata non è colpa degli imputati. Nessuna scorretta interpretazione del tracciato. La morte della piccina, secondo gli esperti, sarebbe da ricollegare al fatto che la neonata, al momento dell’espulsione, ha aspirato liquido amniotico frammisto a meconio, il cui passaggio nelle vie aeree avrebbe provocato i problemi che hanno comportato il decesso di Viola.  Un evento del tutto imprevedibile.

L’11 luglio dovrà essere sentito l’ultimo consulente, per la difesa di una delle due ostetriche coinvolte nella tragedia. Nella stessa udienza è prevista la discussione del pm e degli avvocati di parte civile dei genitori, Paolo Delle Monache e Claudia Polacchi. Ma il condizionale è d’obbligo, perché potrebbe esserci un’ulteriore settimana di astensione da parte dei penalisti. In tal caso tutto slitterebbe all’udienza già calendarizzata del 22 settembre, quando avrebbero dovuto parlare le difese. Il che significherebbe un ulteriore rinvio all’8 febbraio 2018.

Per l’ostetrica della mamma, nonostante la donna avesse 41 anni, i controlli dicevano che era tutto a posto. Analisi in regola, ecografie lo stesso. Mamma e bimba – alla vigilia del termine della gestazione – godevano entrambe di ottima salute. Una gravidanza normale che, sulla carta, si avviava a concludersi con un parto naturale.

I genitori di Viola, dopo la tragedia, non sono riusciti ad avere altri figli. 


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