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“Vedo chi soffre e la mia fede traballa…”

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Viterbo - Don Antonio Mazzi a Caffeina

Viterbo – Don Antonio Mazzi a Caffeina

Viterbo - Don Antonio Mazzi a Caffeina

Viterbo – Don Antonio Mazzi a Caffeina

Viterbo - Don Antonio Mazzi a Caffeina

Viterbo – Don Antonio Mazzi a Caffeina

Viterbo - Don Antonio Mazzi a Caffeina

Viterbo – Don Antonio Mazzi a Caffeina – Il pubblico

Viterbo – E’ un fiume in piena don Antonio Mazzi, 87 anni ma con l’entusiasmo di un bambino. A Caffeina, ieri sera presentando il suo ultimo lavoro ‘Dio perdona con una carezza’, il prete veronese incanta letteralmente il pubblico con un monologo a dir poco fuori dagli schemi.


Gallery: Don Mazzi, Matteo B. Bianchi e Geppi Cucciari


“Lo spirito santo esiste! Questo è stato il mio primo pensiero quando è stato eletto papa Francesco – racconta don Mazzi -. Un papa che usa un vocabolario non ecclesiastico, ma del popolo. Un papa che ha il coraggio di andare davanti alle tombe di don Milani e Mazzolari quasi con l’intento di chiedere scusa per come sono stati trattati dalla Chiesa”.

Parole che lasciano trasparire la profonda stima e gratitudine che don Mazzi prova verso l’attuale papa, tanto da spingerlo a scrivergli una lettera dove confessa: “Se sono ancora prete lo devo alla fatica che ho fatto per recuperare i disperati, perché anziché pesarmi mi hanno liberato dalle fatiche inutili. Sentire il papa che usa il mio vocabolario e le espressioni popolari semplici ma fortemente significative, mi commuove, mi seduce, mi fa piangere”.

Don Mazzi poi racconta l’incontro con papa Francesco: “Tutti sono capaci di perdere una pecorella. Se io sono un pastore con cento pecore e ne perdo una, vado a bermi un litro di grappa, perché ne ho persa una sola. Ma tu devi spiegarmi se ne perdo 99 cosa devo fare. Perché io sono un prete che ne perde 99. Non solo, ma quella che rimane a casa va via anche quella. Lui senza dirmi nulla mi ha abbracciato, perché lo sa cosa vuol dire perdere 99 pecore a Buenos Aires”.

E poi.

“Vedo gente che soffre in maniera ingiusta e ogni tanto la mia fede traballa, ma poi vige la speranza. Sono un uomo di speranza, ma sulla fede sono un prete un po’ bastardo”. Così don Mazzi fa riferimento a tutte le attività che svolge con Exodus, fondazione nata nel 1984 grazie al primo passo compiuto con il risanamento del parco Lambro nella periferia di Milano, noto per essere luogo di spaccio e criminalità. “Ho iniziato con dodici disperati e tre roulotte. Così ho deciso di far nascere le comunità itineranti, perché chi cammina vive e il cammino è speranza e salvezza” ricorda il sacerdote.

“Nessuno è irrecuperabile”, conclude don Mazzi, annunciando che prossimamente si occuperà di accogliere Martina Giacconi, la ragazza che è stata condannata in concorso di colpa con l’ex fidanzato per l’uccisione dei genitori ad Ancona nel 2015. In passato si è già occupato di un caso simile, seguendo Erika De Nardo che nel 2001 uccise il fratello e la madre a Novi Ligure.

Mirko Fortini
Tusciaweb Academy


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