Viterbo – (p.p.) – Fabrizio Cassinelli ‘svela l’Iran’. Il giornalista Ansa è andato sul posto per vedere coi suoi occhi cosa fosse l’Iran e chi fossero gli iraniani. Ne è nato il libro (Iran svelato) che stasera, alle 21, presenterà a piazza san Carluccio per Caffeina. Una riflessione dal punto di vista geopolitico e mediatico per sfatare l’immagine negativa che di questo paese viene spesso dipinta.
Come e con quale spirito nasce il suo libro?
“In modo abbastanza casuale – dice Cassinelli -, senza un impegno politico prefigurato, ma dal fatto che, come tutti, mediamente informato sull’Iran, ho conosciuto degli amici iraniani che mi raccontavano cose che, a me, sembravano inverosimili. Questo perché l’informazione sull’Iran, in Italia, è abbastanza distorta. Durante queste discussioni, mettevo in dubbio quello che loro mi dicevano ed essendo questi amici degli imprenditori, mi hanno proposto di seguirli. Ho accettato”.
E cosa è successo?
“Mi sono trovato di fronte a una realtà smarcatamente diversa da quella che i media raccontavano e, a quel punto, l’idea del viaggio e dei successivi viaggi, è diventata anche il desiderio di descrivere seriamente cosa è l’Iran e chi sono gli iraniani e anche di raddrizzare le distorsioni sull’immagine di questo paese. Ho approfittato delle numerose volte in cui ci sono andato per poi raccogliere il materiale e fare il libro. Sono un cronista, ho osservato e riportato quello che è stato”.
Qual è la contraddizione più evidente che ha notato?
“Le contraddizioni sono molto forti, su tutta la linea. Le persone credono che la Persia e gli iraniani facciano parte del mondo arabo, quando, in realtà, sono di tutta un’altra genìa. Sono stati appunto persiani e hanno una prospettiva culturale millenaria, rispetto alla civilizzazione e alla cultura araba che, nella prospettiva storica, è abbastanza recente. Hanno una tradizione letteraria, di teatro e musica. Sembra un po’ di stare in Italia, in una realtà con una dimensione culturale molto ampia e una scolarizzazione molto forte”.
Il ruolo delle donne?
“E’ centrale, altro che marginale. Gestiscono le finanze, ma anche quasi tutti i ruoli manageriali delle piccole grandi imprese e delle realtà statali. Sono nell’esercito, guidano aerei e taxi. Sono a contatto con tante persone. E’ un mondo totalmente diverso da quell’idea un po’ da Arabia Saudita in cui possono andare in giro al massimo vestite di nero dalla testa ai piedi. Non vuol dire, però, che non ci siano tutta una serie di contraddizioni o limitazioni alla libertà personale o ai diritti umani che, per noi, sono inaccettabili. Nel libro, analizzo come, nei confronti, per esempio di società occidentali, che hanno questi stessi problemi, dalla pena di morte al femminicidio, non si sia mai costruita una campagna contro. Cosa che invece, per motivi geopolitici, è avvenuto con l’Iran. Gli italiani devono saperlo”.
Cosa intende?
“Ultimamente, il governo italiano ha fatto di nuovo ponte nei confronti di Rohani e l’Iran potrebbe tornare a essere, nel prossimo immediato futuro, molto vicino all’Italia, che era il suo primo partner commerciale. E’ bene quindi che gli italiani sappiano davvero con chi hanno a che fare, senza pensare che gli iraniani siano pronti a farli saltare in aria nelle metropolitane. Tenendo presente poi che l’Iran non ha mai dichiarato una guerra in vita sua, anzi, una l’ha subìta e non ha mai aggredito nessun altro stato. Cosa che non si può dire di molte altre realtà che, per noi, sono dei fari dal punto di vista democratico.
In questo libro, si ha quindi la possibilità di capire l’Iran e la disinformazione, che è una brutta bestia, e di cui noi, come categoria, siamo in parte responsabili. Aiuta anche a riflettere a capire la geopolitica che oggi ha portato il Medio oriente a essere una realtà molto lontana da noi e che invece abbiamo plasmato coi nostri errori, forse molto di più di quanto non siano le responsabilità di quelli stessi popoli che sono spesso in guerra o in contrapposizione ideologica”.
Perché, dunque, sono presentati solo alcuni aspetti di questo paese o comunque vengono, in parte, distorti?
“C’è una componente che è puramente geopolitica. Seguiamo determinate direttive sull’Iran per cui, ad esempio, se le banche americane inseriscono certe realtà finanziarie iraniane, nella lista delle ‘bad bank’, considerate cioè sospette non si sa per quale cosa, quelle italiane seguono questa linea. Ci atteniamo pedissequamente ad alcune impostazioni dei nostri principali alleati e, nel farlo, siccome i loro interessi erano quelli di minimizzare il ruolo dell’Iran, ci siamo adeguati. La stampa, su questo, sceglie sempre la via più facile, collezionando anche grosse cantonate, le cosiddette ‘fake news’ che io racconto nel libro.
Quel meccanismo dei media per cui quando esce una cosa, viene presa per assunto e di base per tutte le altre: il concetto di Iran aggressivo, pronto alla guerra o con una politica che non guarda in faccia la democrazia e pronto solo a gesti estremi, quando, invece, l’accordo sul nucleare, ha dimostrato esattamente il contrario. Nel momento in cui, però, iniziano a girare certe idee forza, le facciamo nostre e coi titoli, che sono la cosa più letta, diamo un’idea che si uniforma e crea un’immagine generale di un paese. Vale per esempio anche per gli italiani quando altrove ci dipingono con pizza, mandolino e mafia”.
Cosa le ha lasciato questo lungo periodo di osservazione?
“Non mi ha sorpreso, perché sapevo che, nel momento in cui si va a cercare di spiegare qualcosa che viene ritenuto deprecabile, devi anche assumerti l’onere di andare controcorrente. Immaginavo che ci fossero dei problemi nella divulgazione del libro o nel farlo pubblicare e nei commenti. I fatti, però, mi hanno un po’ aiutato nel senso che i comportamenti dell’Iran nelle questioni diplomatiche, le elezioni che hanno confermato l’apertura e i recenti attentati di cui il paese è stato vittima, in qualche modo, hanno dimostrato un po’ quello che racconto nel libro.
La disinformazione che c’è stata nei confronti dell’Iran, da cittadino italiano che in Iran non ha alcun interesse e da giornalista, lascia l’amarezza. Spesso quando parliamo di ‘fake news’ le additiamo ai siti di serie B che troviamo su internet. Esiste invece una realtà istituzionale che monta notizie ad arte per questioni economiche, geopolitiche e finanziarie. Con grossi problemi per i cittadini che si fidano dei media e che credono che le bugie mediatiche arrivino soltanto da fonti che sono poco credibili. Purtroppo, l’esperienza di questo libro ha dimostrato che non è così”.
Ha usato l’aggettivo svelato.
“E’ una cosa che suonava bene in italiano, perché mi piaceva l’idea di un Iran che fosse sotto il velo, ma non quello delle donne. Significa riportare alla luce quello che c’è della cultura e della società, senza voler togliere il velo alle donne, perché saranno loro eventualmente a scegliere in maniera democratica se tenerlo o meno. Se, però, dobbiamo proprio farlo, prima di tutto sveliamo che l’Iran non è come lo abbiamo raccontato e cerchiamo di capire perché questo è successo, guardandoci allo specchio per parlare anche di quelli che sono stati i nostri pregiudizi e quello che ci ha fatto ‘velare’, a nostra volta, non le donne, ma un’intera nazione”.
