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Volevano far correre il palio ai purosangue…

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Palio di Siena

Palio di Siena

Il pm Aldo Natalini

Il pubblico ministero Aldo Natalini

L'avvocato Virna Faccenda

L’avvocato Virna Faccenda

Siena – Purosangue spacciati per mezzosangue, dopo aver sostituito il passaporto identificativo. Perché? Per potergli far correre il palio di Siena.
E’ accusato di falso materiale il veterinario viterbese indagato insieme a tre fantini nell’inchiesta del pm Aldo Natalini sui cavalli ‘scambiati’ del palio.

Ieri la prima fase dell’udienza preliminare, davanti al gup Roberta Malavasi. La procura toscana ha chiesto il processo per tutti gli indagati, mentre le associazioni animaliste Lav e Lida si sono costituite parti civili. Esclusa invece la Horse angels, mentre non ha avanzato richiesta di costituzione il comune di Siena. Il giudice deciderà a fine luglio se rinviare a giudizio o meno il veterinario e i tre fantini.

Il medico viterbese è accusato di aver sostituito il passaporto di due cavalli purosangue inglese (Captain Forest, poi morto, e Bolewood) con quello di altrettanti agloarabi mezzosangue (Romantico Baio e Robinson) per poterli così iscrivere all’albo del comune che dà accesso al palio. Il regolamento, infatti, vieta ai purosangue di poter correre sul tufo di piazza del Campo. Comunque, nessuno dei cavalli in questione ha mai preso parte al palio.

L’indagine della Forestale parte da qui, da una segnalazione anonima datata luglio 2015. Tre cavalli sono stati sequestrati, tra cui Captain Forest che morirà nel maggio 2016. Una morte sospetta per gli inquirenti, che ha fatto scattare un nuovo blitz. Questa volta nell’ippodromo di Pian delle Fornaci a Siena, nelle scuderie dei tre fantini e a casa del veterinario. Al medico viterbese sono stati sequestrati pc, cellulare e posta elettronica. Materiale informatico poi dissequestrato (ad eccezione della mail) su ordine del tribunale del Riesame.

Il veterinario è anche accusato di aver venduto farmaci importati dall’estero ma illegali in Italia. Un mero tentativo, al massimo, per la difesa, che davanti alla suprema corte di Cassazione si è opposta al sequestro dei medicinali, tra cui il mildronato. Il farmaco è stato sequestrato, su ordine del pm Natalini, il primo giugno 2016 al centro spedizioni internazionali di Poste italiane di Milano. Per il difensore del veterinario, l’avvocato Virna Faccenda, “dal momento che il medicinale è stato sequestrato prima della consegna, la condotta contestata (all’indagato, ndr) non configurerebbe il reato come consumato ma, al più, un mero tentativo”. Inoltre, sempre per la difesa, “non ci sarebbe stata nessuna commercializzazione, perché il farmaco sarebbe stato solo ordinato. Il veterinario non l’ha mai ricevuto, perché gli sarebbe stato sequestrato prima della consegna”.

L’avvocato Faccenda ne ha così chiesto il dissequestro. Ma la Cassazione ha respinto il ricorso. Per la suprema corte, “le sostanze sequestrate ricadono in quei farmaci il cui commercio è vietato al di fuori dei canali istituzionali”. Ovvero, sarebbero “qualificabili come ‘farmaco non commerciabile’ in Italia e inserito dall’agenzia internazionale antidoping tra quelli aventi effetti dopanti e dunque proibiti. Pertanto, tali sostanze non possono essere restituite all’indagato”.

Ai tre fantini, invece, l’accusa “secondo quanto si apprende da fonti giudiziarie, contesterebbe di aver somministrato a due cavalli un cocktail di farmaci, perlopiù antinfiammatori e antidolorifici, per mantenere le molecole del loro sangue al di sotto delle soglie di rilevanza – scriveva Repubblica il 16 dicembre scorso -. Alcuni animali, in altre circostanze, sarebbero stati sottoposti anche a sperimentazioni farmacologiche attraverso l’utilizzo di medicinali importati dall’estero ma illegali in Italia”.

Ieri, davanti al gup del tribunale di Siena, la Lav oltre a costituirsi parte civile ha anche chiesto il simbolico risarcimento di un euro. Al termine, ovviamente, di un eventuale processo. Mercoledì, alla vigilia dell’udienza preliminare l’associazione animalista era già scesa in campo con una nota con cui sfidava “il comune e l’ente Palio di Siena a sospendere la manifestazione, a cominciare da quella del 2 luglio prossimo, considerando che sono indagati tre fantini storici del palio e un veterinario”. Per la Lav “non si può restare indifferenti verso accuse tanto gravi che, se confermate, gettano ombre inquietanti sulla trasparenza della manifestazione. Se il processo dovesse confermare che il regolamento del palio è stato aggirato, l’ente Palio dovrà prendere provvedimenti”.


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