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Viterbo – Camionista morto nel rogo della cabina del suo tir Iveco Stralis rosso sulla superstrada, avvisi di garanzia ai conducenti degli altri due veicoli coinvolti, una jeep Cherokee di colore nero e un’Audi A5 bianca.
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E’ il drammatico incidente avvenuto verso le 20 del 18 luglio al chilometro 59, ad appena 290 metri dall’uscita Viterbo Nord della Viterbo-Orte.
Un atto dovuto gli avvisi di garanzia, in concomitanza con la nomina, da parte della procura della repubblica di Viterbo, avvenuta ieri, di due periti che dovranno effettuare accertamenti irripetibili relativi al sinistro.
Accertamenti ai quali i due indagati hanno diritto di partecipare con dei propri consulenti. Da qui l’esigenza dell’informativa.
Gli incarichi sono stati conferiti dal pm in mattinata. In tribunale anche due familiari della vittima, il padre e la sorella (la mamma è morta da meno di un anno), che in giornata si sono sottoposti al prelievo di campioni di materiale biologico per il test del Dna sui resti della vittima.
Il sostituto procuratore Stefano D’Arma ha nominato per la procura l’ingegnere Lucio Pinchera cui spetterà il delicato compito di ricostruire la dinamica dell’incidente. E sempre per la procura, sarà invece il genetista Emiliano Giardina ad esaminare i resti di Antonio Russo, l’autotrasportatore campano 41enne il cui corpo è stato trovato carbonizzato al posto di guida, identificato per ora solo grazie al telefono cellulare ritrovato all’interno della cabina.
Al conferimento degli incarichi, come detto, erano presenti anche i due congiunti più prossimi, che in mattinata sono stati sottoposti a prelievi biologici finalizzati al test del Dna. I resti del 41enne saranno restituiti alla famiglia non appena espletati gli esami disposti dal pubblico ministero. Solo allora potranno essere celebrati i funerali a San Felice a Cancello, in provincia di Caserta, luogo d’origine del camionista che, in transito sulla superstrada, stava portando un carico di bobine.
Il dottor Giardina è uno dei professionisti più noti e stimati del settore. Si tratta dello stesso professor Giardina, genetista dell’università di Roma Tor Vergata, tecnico per la genetica forense dei tribunali di Roma e di Urbino e collaboratore della polizia scientifica della direzione centrale anticrimine, che si è occupato del caso di Yara Gambirasio. Tra coloro cui gli iquirenti si sono rivolti per cercare una svolta in quell’indagine tanto complessa. È stato lui ad arrivare alla conclusione che il killer fosse il figlio illegittimo dell’autista.
Uno dei due conducenti coinvolti nel drammatico sinistro è viterbese, mentre l’altro, assistito dall’avvocato Simone Bernini, è originario di un’altra provincia. Per lui la difesa ha nominato come consulente l’ingegnere Carlo Giannuzzi, viterbese, di San Martino al Cimino, già perito del tribunale, sempre nel campo dell’infortunistica stradale.
Molti i punti oscuri su cui bisognerà fare luce. Oltre alla conferma dell’identità della vittima, anche il momento del decesso, che tutti si augurano sia avvenuto prima che il suo corpo venisse avvolto dalle fiamme divamparte all’interno dell’abitacolo del camion. E poi quanto abbia pesato sull’incidente la ristrettezza dello svincolo, su cui molti fin dal primo momento hanno puntato il dito.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.



