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Viterbo – (sil.co) – E’ saltato il previsto incontro di mercoledì al ministero dello sviluppo economico per decidere le sorti dei lavoratori dei supermercati Dico-TuoDì il cui futuro, nella Tuscia, resta appeso a un filo. Anche se nel piano delle preannunciate chiusure di 123 supermercati su 400 non ci sarebbe nessuno dei cinque punti vendita della provincia. Tutto rinviato al 26 luglio.
Cento gli addetti, alle prese con l’ormai noto problema delle forniture ridotte all’osso tra il capoluogo, Nepi, Capranica, Tarquinia e Civita Castellana.
“Per ora restano tutti aperti, con l’azienda che si è impegnata a saldare i fornitori per comprare la merce. Il che dà un filo di speranza”, dice Elvira Fatiganti della Uil, che con Donatella Aiala della Cgil sta seguendo a livello locale le traversie dei lavoratori e delle loro famiglie.
La crisi che ha colpito il gruppo ha portato la catena di proprietà della famiglia Faranda specializzata in prodotti freschi e freschissimi alla “chiusura momentanea” di 123 punti vendita sparsi in 14 regioni, con 500 addetti su 4mila totali.
Col fiato sospeso fino a mercoledì prossimo anche i dipendenti dei cinque punti vendita della catena Dico-TuoDì di Capranica, Nepi, Tarquinia, Civita Castellana e Viterbo.
“La motivazione delle chiusure è che bisogna attendere il ciclo di forniture e che comunque già da settembre saranno progressivamente riaperti, ma il futuro del discount è incerto”, spiega Fatiganti. Il gruppo commerciale, pagati gli stipendi di giugno, ha chiesto il concordato preventivo in continuità per mettersi al riparo dalle istanze di sequestro dei creditori (due per ottobre) e tentare il salvataggio dell’azienda.
I Faranda hanno tentato di cedere la catena commerciale a pezzi: prima a un operatore internazionale (80 negozi), poi hanno conferito mandato di vendita a Rothschild e all’avvocato Roberto Cappelli.
Lo spostamento dell’incontro alla prossima settimana, ha spiegato Giovanni Dalò della Filcams Cgil a Il Sole 24 ore, serve “per dare più di tempo al commissario giudiziale”. Dalla Uiltucs, invece, il segretario Paolo Andreani dichiara che “si deve garantire la continuità delle attività ed evitare la vendita a pezzi per dare futuro occupazionale ai lavoratori”.

