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Da ricercatore Unitus a venditore di ricambi d’auto…

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Massimo Piermattei

Massimo Piermattei

Viterbo – Da ricercatore Unitus a venditore di ricambi d’auto.
La storia di Massimo Piermattei, che a 39 anni ha deciso di fare un’inversione di marcia. “Volevo restare in università, è lì che volevo lavorare. Ma puntare sul reclutamento in ateneo è una chimera, perché non c’è ricambio generazionale. La situazione è bloccata”, dice Piermattei sull Corriere della Sera.

Viterbese, di San Martino al Cimino, è laureato all’università di Siena in Storia dell’integrazione europea. Ha fatto il dottorato all’università della Tuscia, ed è rimasto in ateneo come ricercatore, come borsista e come docente a contratto. In tutto, 12 anni. 12 anni di precariato. Ma il suo curriculum non è stato sufficiente a superare gli esami di abilitazione scientifica, e si è arreso. Adesso, è un ‘ragazzo lavoratore’: venditore di ricambi d’auto a quasi 40 anni.

“E’ un problema di dignità – spiega Piermattei sul Corriere della sera–. Che cosa dico ai miei figli? Chi sono? Che cosa faccio? Sì, sono a un convegno. Ma a fare cosa? Insegno? No, non insegno. Non poteva andare avanti così. Ci ho creduto fino in fondo perché il sistema accademico ti seduce con mille tentazioni alimentando le speranze. E io volevo restare in università, è lì che volevo lavorare. I temi dell’integrazione europea sono stati da subito il mio bernoccolo, una specie di colpo di fulmine. Ho scritto due monografie, articoli per riviste in italiano e in inglese. Partecipato a convegni, seminari e lezioni, nazionali e internazionali. Anche un libro sul passaggio dell’Italia nella moneta unica. Di cultura, però, non si vive. Di cultura umanistica, nello specifico, no”.

Piermattei sostiene che “puntare sul reclutamento in ateneo è una chimera. E’ da ingenui, da sprovveduti. Perché non c’è ricambio generazionale. Con le ultime riforme, poi, tra taglio dei finanziamenti e taglio dei costi, è finita che ha più potere chi è già dentro. La situazione è bloccata in un imbuto”.

Quindi? “Oggi, lavoro. Ho ricominciato daccapo con qualcosa di più concreto e stabile. Andare all’estero? Sì, l’avevo messo in conto. Alle volte è troppo comodo. C’è in giro molta esterofilia. Ed è una medaglia a due facce. In compenso, in tutti questi anni son cresciuto. Ho la consapevolezza che il pallino per la storia non può diventare un mestiere”.


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