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Viterbo – Sito web del Comune, tutti assolti. Per il giudice Rita Cialoni non ci fu turbativa d’asta nella gara d’appalto del dicembre 2009 per la gestione del sito istituzionale di Palazzo dei Priori.
A distanza di otto anni, oggi hanno così potuto tirare un sospiro di sollievo i tre imputati, il dirigente comunale Alfredo Fioramanti, l’impiegata Tiziana Fracassini e l’imprenditore del settore informatico Luciano Lattanzi, presunto favorito.
Per l’accusa, che giovedì scorso aveva chiesto per tutte e tre la condanna a un anno, il bando era stato fatto ad hoc per far vincere l’impresa di Luciano Lattanzi. Non per i difensori Giovanni Labate, Remigio Sicilia e Giorgio Puri, che fin dall’inizio si sono battuti per l’assoluzione dei propri assistiti. Assoluzione concessa, “perché il fatto non sussiste”, questo lunedì dal giudice Cialoni.
“Per Alfredo Fioramanti, che ha vissuto questa vicenda come un incubo, per un modestissimo appalto da 13mila euro, l’assoluzione è stata una liberazione”, ci tiene a sottolineare il difensore Labate.
“Ha passato ingiustamente degli anni terribili, perseguitato da un’accusa pesante come la turbativa d’asta, alla quale sapeva di essere del tutto estraneo – dice il legale – finalmente la vicenda si è chiusa, come doveva chiudersi. Ma questo processo, in realtà, non avrebbe dovuto essere mai celebrato”.
“E’ nato tutto da un enorme equivoco sull’interpretazione di una frase detta al telefono con l’allora vicesindaco Marcello Meroi ricorda Labate – Fioramanti, che in settembre andrà in pensione, grazie a questa sentenza arrivata a luglio, potrà festeggiare quel momento in tutta serenità, senza alcuna ombra sul suo passato”.
Per la procura, la turbativa era provata da una conversazione intercettata tra l’allora vicesindaco Marcello Meroi e Fioramanti. “Si capisce che le clausole sono state messe apposta per far vincere Lattanzi, i requisiti richiesti erano dei requisiti che solo Lattanzi poteva avere”, ha ribadito la pm giovedì scorso chiedendo la condanna.
Al centro dell’inchiesta, la gara d’appalto del dicembre 2009 per l’affidamento dei servizi telematici nel biennio 2010-2011. Il trucco sarebbe consistito nel chiedere alle ditte invitate una fantomatica certificazione, che nessuno avrebbe avuto perché, secondo l’accusa, non sarebbe esistita.


