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Giovane massacrato, gli arrestati vogliono tornare liberi

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Davide Randisi, Raffaele Laureti, Andrea Rossi e Federico Alfonsini

Davide Randisi, Raffaele Laureti, Andrea Rossi e Federico Alfonsini

Viterbo - Branco massacra giovane nel centro storico

Viterbo – Branco massacra giovane nel centro storico

Viterbo - Branco massacra giovane nel centro storico

Viterbo – Branco massacra giovane nel centro storico

Viterbo – Davide Randisi, Raffaele Laureti, Andrea Rossi e Federico Alfonsini hanno chiesto la revoca dei domiciliari. Ma il tribunale del Riesame ha preso tempo.

Ieri i difensori Gioiosi, Sini, Ricci e Labate hanno impugnato l’ordinanza del gip Savina Poli che tiene gli arrestati reclusi in casa dallo scorso 15 giugno. Il tribunale della libertà potrebbe sciogliere la riserva nelle prossime ore, al massimo tra qualche giorno. Tre le opzioni: confermare i domiciliari, revocarli o alleggerire la misura di custodia cautelare.

Il 19enne Laureti, i 20enni Randisi e Rossi e il 26enne Alfonsini sono stati arrestati dopo il pestaggio del 25 febbraio, sabato di Carnevale, in via Valle Piatta, nel centro storico di Viterbo. Vittima uno studente di 25 anni.

Il massacro alle 2,41. E’ l’epilogo, feroce e violento, di una rissa che sarebbe esplosa all’esterno di un locale di via del Ganfione dove nove Giovanissimi avrebbero tentato di entrare. Si stavano festeggiando tre lauree. Party privati, a cui al gruppo sarebbe stato negato l’accesso.
Nella rissa, una ragazza, che sarebbe arrivata con i presunti aggressori, avrebbe sferrato un cazzotto contro una delle festeggiate. Non ha partecipato al pestaggio, ma quel pugno le è costato una denuncia, dopo essere stata querelata dalla sua vittima.

Poi il massacro, uno contro nove, dello studente, in via Valle Piatta. Viene atterrato con ginocchiate, cinghiate, calci e cazzotti a testa, addome, schiena e gambe. Esanime e in un lago di sangue, viene colpito alla schiena anche con il tergicristallo di un’auto, brandito come una spranga. Un pestaggio durato sessanta, interminabili, secondi.

Per la vittima trenta giorni di prognosi, poi saliti a cinquanta. Le sue ferite non riuscivano a guarire. Naso rotto, trauma cranico e centinaia di lividi su tutto il corpo, soprattutto sul volto.


Il video del pestaggio



Dei nove presunti aggressori gli agenti della Digos di Monia Morelli, che hanno condotto le indagini coordinate dal pm Fabrizio Tucci, sono riusciti a individuare sei, grazie alle telecamere di sorveglianza di un’abitazione privata. Due sono indagati a piede libero, e quattro ai domiciliari.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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