Viterbo – Giovane massacrato in via Valle Piatta, l’inchiesta si chiude con la richiesta di giudizio immediato per il branco.
A cinque mesi dal violento pestaggio messo in atto l’ultimo sabato di carnevale e un mese e mezzo dopo il fermo, è l’unica novità per i quattro arrestati per lesioni gravissime in concorso dopo il feroce massacro del 25 febbraio scorso in pieno centro storico ai danni di uno studente universitario.
Se la richiesta sarà accolta dal tribunale, in virtù dell’evidenza delle prove raccolte dall’accusa, gli indagati potranno essere processati in tempi brevissimi, se va bene nell’arco di pochi mesi, senza il passaggio dall’udienza preliminare.
Di età compresa tra i 19 e i 26 anni, sono i viterbesi Davide Randisi, Raffaele Laureti, Andrea Rossi e Federico Alfonsini, ai domiciliari dal 15 giugno. Si tratta degli unici componenti del branco, composto da una decina di aggressori, che sono stati identificati con certezza dagli investigatori, grazie ai filmati delle telecamere di sorveglianza provvidenzialmente poste lungo la via.
In attesa della chiusura delle indagini da parte della procura, gli indagati hanno presentato istanza al tribunale della libertà per la revoca o un alleggerimento della misura di custodia cautelare, che però il Riesame non ha accordato.
Così come il giudice per le indagini preliminari Savina Poli ha rigettato la richiesta di incidente probatorio per accertare se le lesioni riportate dalla vittima siano effettivamente superiori ai 40 giorni, come contestato ai quattro indagati, quindi tali da far ipotizzare il reato di lesioni aggravate.
Un reato che in caso di condanna, con il rito ordinario, prevede una pena da un minimo di tre a un massimo di sei anni.
Se sarà accolta la richiesta di giudizio immediato avanzata al gip dal sostituto procuratore Fabrizio Tucci, una volta fissata la data della prima udienza del processo, i quattro giovani avranno venti giorni di tempo per decidere se procedere col rito ordinario, ovvero il pubblico processo, oppure ricorrere al patteggiamento o al giudizio abbreviato. Riti alternativi che, in caso di condanna, consentono all’imputato di essere processato a porte chiuse e di usufruire dello sconto di un terzo della pena.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

