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“Giravamo per la città, le forze dell’ordine potevano trovarci…”

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Adriana Faranda in una foto dell'epoca

Adriana Faranda in una foto dell’epoca

Roma – Caso Moro, Adriana Faranda mette in dubbio la ricostruzione della commissione parlamentare che vuole fare luce su aspetti ancora bui che ruotano attorno alla morte dello statista Dc.

L’organismo, presieduto da Giuseppe Fioroni, basandosi su alcune fonti, aveva prospettato l’ipotesi di una trattativa intavolata con le Brigate Rosse. Per una loro resa in cambio dei loro compagni, in cui sarebbe stato coinvolto, come spiega il Foglio, Umberto Federico D’Amato, capo dei servizi segreti interni dal 1961 al 1974.

Patteggiamento gestito dalla squadra mobile di Roma.

A fornire nuovi elementi alla vicenda, l’audizione di Adriana Faranda, componente della colonna romana delle Br, che uccisero dopo averlo rapito, Aldo Moro.

Ha parlato per due ore in commissione e come spiega il Fatto, ha portato diversi elementi.

Le Brigate Rosse, ad esempio, non volevano uccidere Moro. Ma l’esecutivo stabilì che non c’erano altre vie all’esecuzione, in assenza di segnali. Faranda ricorda come con il mediatore nei contatti con i Socialisti, Lanfranco Pace, fu intavolato un semplice dialogo. Perché nessuno dei due poteva decidere.

“Ci vedevamo in luoghi pubblici – ricorda Faranda – come ci trovava lui, potevano trovarci anche le forze dell’ordine”.

E come lei, altri esponenti delle Br circolavano liberamente per Roma. Tra l’altro, Claudio Signorile, esponente socialista, aveva informato il comandante dei carabinieri dei contatti in corso, riporta Il Foglio.

Tanto da far commentare a Giuseppe Fioroni, come riporta il Foglio: “Non vi hanno voluto prendere…”.

Per Faranda, il gruppo contava su un elemento: “”Speravamo che Moro fosse in grado di rompere il fronte della fermezza”.

Poi si arriva alla domanda sull’elenco di novanta persone, nomi in codice e indirizzi dei brigatisti, compreso Moretti, ritrovato nell’appartamento che Faranda occupava con Valerio Morucci.

Moretti, già sentito in commissione, a Fioroni aveva risposto di non saperne nulla.

“Si trattava di un elenco ritrovato in un commissariato – spiega Faranda – da alcuni compagni che lo diedero a me, Valerio non ne sapeva proprio niente”.


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