Acquapendente – Riceviamo e pubblichiamo – Domenica 2 luglio come Fondazione Gualtiero Sarti eravamo a Proceno a ricordare e intitolare una piazza a Nello Diamanti.
Ugo Sposetti nel suo appassionato intervento ha ricordato i dirigenti comunisti di questo territorio che con sacrificio, abnegazione, altruismo, hanno fatto qui nell’Alta Tuscia la storia del movimento contadino e operaio: Gualtiero Sarti, Nello Diamanti, Dario Dante Vitali, Umberto Masini, Giuseppe Ricci.
Adesso se va Umberto Masini una figura importante e carismatica del dopoguerra, nativo di Radicofani, mezzadro presso il predio Spinomerlo Capolega, membro del consiglio di fattoria, capo cellula, consigliere comunale, vice sindaco e successore di Dario Dante Vitali alla guida dell’amministrazione nel 1967. Poi nel sindacato Cgil e nella Confederazione Italiana Coltivatori. E ancora assessore comunale.
Divenne sindaco nel novembre del ‘67 dopo la rottura della locale sezione del Pci con l’Orso Bianco.
Quella svolta, quel cambiamento fu sancito da un’assemblea pubblica al Cinema Olimpia a cui parteciparono Luigi Petroselli segretario della federazione del Pci di Viterbo ed Enrico Berlinguer segretario regionale.
Di Dario Dante Vitali, Umberto ricordava le straordinarie capacità politiche, culturali, amministrative, oratorie. Aveva un caratteraccio e la testardaggine di aver sempre ragione con gli avversari e con i compagni. Questi elementi caratteriali, man mano lo portarono a litigare un po’ con tutti, sarà questa la ragione principale del distacco dal gruppo consiliare e dal partito.
Nelle elezioni successive Umberto era capolista nella lista comunista. Gli contrapposero Bacchini primario di chirurgia dell’ospedale civile di Acquapendente. Dario dante Vitali fece una sua lista con il simbolo dell’aquila albanese. Il Pci ottenne 10 seggi su 20 non c’era maggioranza arrivò il commissario prefettizio.
Io ho conosciuto Umberto alla Confcoltivatori. Lì mi ha dato i consigli per la divisione dei prodotti con il padrone. Fino alla fine dei contratti di mezzadria che avvenne con una legge del 1982.
Molti contadini se ne erano andati dalla terra, altri emigrati. La battaglia degli anni 50 e 60 per “la terra a chi la lavora” per cui Umberto aveva strenuamente combattuto non si avverò.
Di Umberto si potrebbero raccontare tanti episodi ed altri lo potrebbero fare meglio di me. Tanto fu il suo impegno civile, politico e sindacale a fianco degli ultimi. Brevemente ne voglio citare tre.
Il passaggio dal Partito Comunista a Partito Democratico della Sinistra: Gli chiesi: Umbè che facciamo? Mi rispose per te vedi tu. Io rimango dove sono, ostinatamente fedele ad una storia di lotte e sofferenze per dare dignità ed un pezzo di pane a chi non l’aveva. Può sembrare una risposta rivolta al passato ma non lo era, la sua esperienza, la sua umanità, la sua sapienza politica guardava al futuro intravedendo pericolosi segnali di regressione culturale nella scelta che si stava per compiere.
La seconda come assessore nella Giunta Comunale da me presieduta. Sempre presente, sempre in orario, sempre sui problemi della sua e nostra comunità.
La terza, con orgoglio e dignità, Umberto, raccontava il tentativo di corromperlo attuato dal proprietario del podere, per conto anche degli altri proprietari terrieri aquesiani.
“Se smetti di fare il capo lega dei contadini, noi, ti ricompensiamo in maniera adeguata: la proprietà del predio Spinomerlo”.
Risponde Umberto al proprietario: “Io sono nato povero e morirò povero, ma né voi, né altri possono comprare la mia dignità, la mia libertà.”
Grazie Umberto per quello che ci hai insegnato, il mio augurio è che i giovani possano conoscere la tua storia ed aiutarci ad arrestare il declino di un mondo ancora troppo diseguale ed ingiusto.
Tolmino Piazzai
